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Frutta cotta a merenda

posted by ady 20 gennaio 2011 18 Comments
Tutti la prendevano in giro Tania, perchè sua madre, invece della cioccolata calda, per merenda ci offriva sempre la frutta cotta. Ottima per la tosse catarrale, diceva lei, e noi, già perplessi finivamo per turarci il naso e mandarlo giù come se fosse una medicina. La casa di Tania era misteriosamente sfuggita al consumismo imperante, alla dittatura delle merendine industriali e dei succhi di frutta in tetrapack. Castagne, mele e ciliegie, bollivano per ore insieme a cannella e bacche d’anice rilasciando un odore sorprendete che accompagnava i miei pomeriggi di studio in compagnia della più brava della classe. Ma giacchè ciò che è diverso spesso genera sospetto, cominciò a diffondersi la voce che quell’infuso contenesse qualcosa che rendeva più intelligenti. “Ci mette dentro il fosforo” diceva Nino. Per questo dopo aver studiato con Tania, tutti proprio tutti prendevamo ottimi voti. Nessuno credeva realmente che quei decotti aromatici ci rendessero più intelligenti, ma nel dubbio chiedemmo alle nostre mamme di farsi svelare la misteriosa ricetta per preparacela a merenda. Oggi penso che la madre di Tania, insegnadoci ad apprezzare quei sapori antichi e liberandoci dall’omologazione del gusto, ci abbia resi in un certo senso, realmente più intelligenti.
Ho cercato diverse volte di riprodurre il sapore della frutta cotta di Tania, senza alcun successo. 
La ricetta che la sua mamma si rifiutò di svelare alle nostre, resta un segreto della famiglia Sepe.
La grafica è stata creata unicamente per questo post, se volete utilizzarla siete pregati di citarne la fonte.

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18 Comments

colores 20 gennaio 2011 at 10:04 am

visto? io non l´ho mai provata ed é per questo che la matematica non andava proprio giú!!!!! bacioni! P.D.oggi vado a comprare il cofanetto con dolcetti!

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Passiflora 20 gennaio 2011 at 10:17 am

Che bel raccontino! Da piccola detestavo la frutta cotta, mi sembrava da malati. Chiaramente ora mi piace molto, peccato che tu non sia riuscita a strappare la ricetta alla mamma della tua amica… puoi sempre sperimentare senza cercare di riprodurla, magari un giorno per caso la farai uguale!

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Giulia 20 gennaio 2011 at 10:38 am

sono senza parole, posso solo dire: bellissimo!
un bacio

http://fashion-whatelse.blogspot.com/

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Lauren 20 gennaio 2011 at 11:22 am

Cè sempre da imparare da altri…!!!! 🙂

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Damiano 20 gennaio 2011 at 11:53 am

assaliamo la Famiglia Sepe allora…. 🙂

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Blog Surfer 20 gennaio 2011 at 1:06 pm

che romanticismo in questa bella storia…

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Eva 20 gennaio 2011 at 1:39 pm

Io tutti i giorni (ma propri tutti!) mangio due mele cotte dopo pranzo…
…Rischio il Nobel?

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Francesca C 20 gennaio 2011 at 1:44 pm

ormai son dipendente dai tuoi piccoli racconti.
Vorrei andare a casa della famiglia sepe,da buona salutista odio le merendine industriali 😀
Thefunnygame

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chiara 20 gennaio 2011 at 1:51 pm

dammi l’indirizzo e mi farò dare la ricetta con la forza!!!

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petrolio 20 gennaio 2011 at 3:39 pm

Ne vado matta! Mele cotogne, more selvatiche e ribes, con succo di ibisco! 🙂

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Rely 20 gennaio 2011 at 4:17 pm

eheheheh la frutta cotta…. mia mamma me la propina ancora oggi :==D
bellissimo post e favolosa immagine :==D

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giardigno65 20 gennaio 2011 at 4:29 pm

a me toccava sempre pane e olio ….

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Laura 20 gennaio 2011 at 6:37 pm

Io adoro la frutta cotta perche’mi ricorda la mia mamma. Oddio..botta di nostalgia terribile..
Bacio.
Laura@RicevereconStile

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Marco Michele 20 gennaio 2011 at 6:47 pm

buonissima la frutta cotta dalle mie parti si usa cucinarla sia come dolce che per renderla + digeribile… 😉
bellissima grafica complimenti 😉
marco

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Raffaella 20 gennaio 2011 at 8:25 pm

Bel racconto… anch’io da piccola detestavo la frutta cotta…a mangiarla mi sentivo un po’ malaticcia… ora però mi piace…

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Lady Crochet 21 gennaio 2011 at 8:00 am

pure io la odiavo, adesso hmmm

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Antonia 21 gennaio 2011 at 12:48 pm

Scrivi cose meravigliose. Non saprei davvero scegliere quale, tra tutti questi post, mi piace di più.

Un sorriso. Antonia.

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Cecilia 23 gennaio 2011 at 5:33 pm

Hai ragione! Esiste anche l’omologazione (e globalizzazione) dei cibi!

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