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L’erba voglio: una pecora in spalla

posted by ady 30 Ottobre 2010 16 Comments



Il cappottino di lana effetto pecorella di blugirl, spiritoso è sbarazzino fa chic e non impegna. Lo knit style forse non piacerà a tutte ma fa tanto bambola un pò suonata, dunque mi piace.

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16 Comments

clau 30 Ottobre 2010 at 3:09 pm

ahahahah il cappottino di lana effetto pecorella suona divinamene e già , solo per questo , meriterebbe d’ essere promosso a trend di stagione! ;D
Un bacione

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Poppy 30 Ottobre 2010 at 7:33 pm

viva le pecore!
buon finesett. bellezza 😉

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MariCrea 31 Ottobre 2010 at 7:48 am

Su di loro che sono giovanissime,altissime ed efebiche si…su di me farebbe davvero l’effetto di una pecora

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il monticiano 31 Ottobre 2010 at 11:48 am

Bambola un po’ suonata? No, no, tutt’altro, anzi. Mi dispiacerebbe se quei cappottini fossero di autentica lana di pecora.

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Lady Crochet 1 Novembre 2010 at 8:01 am

viva le pecore, mi associo a Poppy!

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Valentina 1 Novembre 2010 at 8:50 am

Lo stile bambola suonata, espressione di una personalità creativa e gioiosa, mi piace molto!

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Amaranta 1 Novembre 2010 at 10:19 am

LA VERA STORIA DI CAPPUCCETTO ROSSO
In realtà, Ady, Cappuccetto Rosso, agli albori della sua leggenda di rosso non aveva nulla ma, indossava una mantellina riccioluta che era un tempo stata Nelly, la pecorella di famiglia, che lei trattava come un cucciolo di cane, tanto era il legame affettivo che per lei nutriva.
Nelly e Cappuccetto Rosso, le incontravi sovente sui sentieri che conducevano alla casa della nonna. La pecorella seguiva la padroncina senza alcun guinzaglio, solo un sonaglino legato al collo. Lo stesso sonaglino che, Cappuccetto, portava legato al polso, per potersi ritrovare in caso di smarrimento.
E fu proprio questo che accadde un giorno di tormenta autunnale, quando un apocalittico vento innalzò un muro di foglie e di terra e sradicò alberi e felci e chiuse il cielo in una nera coltre notturna.
Per un lungo momento il bosco fu solo un vortice nero.
Quando si placò il marasma Cappuccetto s’avvide che la sua pecorella non c’era più.
Iniziò a scuotere il braccio a cui era legato il suo sonaglino e ad invocare disperata il suo nome. Ma nulla.
Per tutto il giorno continuò instancabile le ricerche, battendo il bosco palmo a palmo, finchè la ritrovò agonizzante ai piedi di una quercia contro cui il vento l’aveva sfracellata.
Nelly, non sapeva parlare, ma i suoi mansueti occhi ovini raccontavano di tutto l’amore immenso che nutriva per la sua amica.
E di tutta la gratitudine per esserne stata corrisposta.
Così rimasero insieme strette in quell’ultimo doloroso abbraccio.
Quando Nelly smise di respirare Cappuccetto, che allora non aveva davvero nulla di rosso, si accorse che dalla coda riccioluta di Nelly sporgeva un filo lanoso, come il capo di un gomitolo.
Prese quel filo tra le mani e, s’avvide, che naturalmente s’andava dipanando, la bianca pelliccia di Nelly, in un morbido filo di lana.
Iniziò, allora, ad arroccare quel lungo filo così collaborativo, che non s’interrompeva nè s’annodava.
Avvolgeva sempre più convinta il bandolo spogliando, nel contempo, il corpo della pecorella che ora appariva più simile ad una fragile, nuda catasta di ossa.
Quello che ne ricavò fu un grande gomitolo della lana più bianca e più calda che mai avesse visto e, quando terminò l’arrotolamento, le parve che Nelly diventasse sempre più evanescente, come una macchia che s’andava dissolvendo.
Fu facile per la bambina scavare una piccola fossa nella terra burrosa e tiepida: l’ultima stalla di Nelly.
Ma la sua amica, Ady, non l’aveva persa.
Il calore confortante dell’amicizia sarebbe rimasto nel vello di lana che, Nelly, generosamente, le aveva offerto come ultimo dono.
La nonna di Cappuccetto, esperta tessitrice, le confezionò una deliziosa mantellina che l’avrebbe scaldata per gli anni a venire, così la nipotina avrebbe avuto l’illusione di portare la sua adorata pecorella in spalla.
Ma come ben sappiamo, ahimè, le bambine crescono e diventano adolescenti.
Quello che ieri era “in” d’improvviso diventa “out” ed i personaggi femminili delle fiabe, da una certa età in poi, sono pur sempre sensibili alle mode e ai cambiamenti di stili.
Così accadde per Cappuccetto, che un mattino guardandosi allo specchio trovò ridicola e, soprattutto fuorimoda, quella mantellina riccioluta,
Quello era l’anno in cui il rosso furoreggiava e quella tinta, poi, le stava d’incanto……
Scusami per il finale, Ady, ma le favole sono tendenzialmente, nella loro natura, ciniche e crudeli, eppoi, personalmente, non ho simpatia per i lieto fine.
Un bacio
Marilena
P.S. – Adoro il secondo cappottino, borsa compresa anche se, per via dell’età forse farei meglio a rispolverare qualcosa di più serio, come un cappotto di cavallino……ma questa è un’altra storia 🙂

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colores 1 Novembre 2010 at 1:25 pm

Ideale il primo! chic ma non esagerato! e sicuramente caldo !!! e comfy!

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Noemi 1 Novembre 2010 at 2:54 pm

Ehi! grazie per il commento! ..si sono autoscatti..sono contenta che ti siano piaciute le mie foto…comunque..molto bello il tuo blog..e fra i due cappottini da bambola suonata..adoro il primo!

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Eva 1 Novembre 2010 at 3:17 pm

Voto il primo. Sarà che impazzisco per il rosa. Baci.

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Francesca C 1 Novembre 2010 at 9:47 pm

il primo è stupendo xò spero sia sintetico…
TheFunnyGame

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Pupottina 2 Novembre 2010 at 8:28 am

è vero. l’effetto è proprio quello!!!

^_______________^

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Silas Flannery 2 Novembre 2010 at 11:42 am

Ora io non so esattamente cosa sia lo knit style, però, ecco, se una delle foto che hai pubblicato ce l’aveva no, non fa bambola suonata.

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Victoria 3 Novembre 2010 at 7:31 am

Oh, those coats are heavenly! They look so cozy, great winter inspiration.

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giardigno65 3 Novembre 2010 at 9:44 am

le bambole suonate poi non hanno bisogno del campanaccio per essere suonate !

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Poko Style 5 Novembre 2010 at 3:22 pm

A me non piace 🙁

Stefania di PokoStyle
https://pokostyle85.blogspot.com/

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