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Lost in fibra

posted by eva 1 Ottobre 2015 3 Comments

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Non è che tutti arriviamo al traguardo imboccando la stessa via. Eh, dai, suvvia. Sarebbe come dire che quelli che casualmente sono uniti dalla stessa meta calzano scarpe uguali, o che per raggiungere Kuala Lumpur c’è solo un volo diretto quando io ci ho messo 42 ore, 3 scali e due compagnie aeree, elargendo ore virtuali ai fusorari che nemmeno Wall Street in discesa libera e a scarponi slacciati.

Devi avere un piano in mente, meglio ancora nel cuore, quello sì, o almeno un’idea, uno schizzo abbozzato a matita quando sei al telefono con certi clienti che ti confondono con l’analista mentre dovrebbero solo scegliere il colore del tovagliato per il buffet. Uno schizzo di quelli che nel tempo puoi chiaroscurare, rendere netto o sfumare, in cui riconoscere la tua mano alcuni giorni, vedere come una brutta copia delle tue intenzioni in certi altri, dove qualche volta ti è concesso anche di perderti come in un labirinto dai tratteggi ciechi ma familiari, costruito sotto casa, che basta alzare lo sguardo per lasciarsi rincuorare dal cielo sopra il tuo terrazzo e usare il sesto senso per accendere addirittura la moka a distanza.

Arrivare all’inverno è un po’ la stessa cosa, perché ognuno ha il suo autunno, deciso come le calze 40 denari al 10 settembre per alcuni, nostalgico tipo le scarpette da scoglio azzurre con le foglie secche tra gli alluci per altri, confuso modello borsa di paglia e sciarpa in cachemire per altri ancora.

Il mio autunno sa dove vuole arrivare ma esplora nel mentre.
Dribbla le vie maestre anche se ha poco senso dell’orientamento, si butta nelle strade secondarie ma parallele, è attirato dagli angoli delle cupole, dal brusio dei mercati immaginari, ventosi e mai inesistenti, dall’odore delle focacce e dal passo svelto di un panettiere di borgata che trasuda farina.

Il mio autunno si perde nelle fibre di lana e cotone indossate insieme, diverse e naturali, naturalmente diverse, diversamente naturali, uniche, stagionali, la somma di due parti che non combaciano negli orli ma ottengono risultati di stile eccezionali.

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3 Comments

cuor di leone 2 Ottobre 2015 at 9:02 am

E proprio qua sta lo stuzzicante: il poter giocare con l’indefinito, tutto é lecito e niente scontato.
Baci

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C. 2 Ottobre 2015 at 9:16 am

Ecco, tu sei così! Perfetto connubio di nudità e lane corpose e pelose, che io solo a pensarle, sudo! Ognuno ha il suo autunno, splendido! Il mio è perso negli angoli delle cupole… Tu che sai dove vuoi arrivare, ma esplori nel mentre, sei un tocco fatato, sei Alice che vorremmo seguire nelle sue esplorazioni! A bocca aperta! :-O:-*

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Ilaria 15 Ottobre 2015 at 5:00 pm

sempre tutto tres chic qui.

baci

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