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Oslo a primavera: di luce, salsedine e anima underground

posted by eva 13 Giugno 2016 0 comments
Oslo a primavera


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Oggi parliamo di Oslo, anzi, esattamente parliamo di Oslo a primavera.

Sì, perché se starete ad ascoltare qualcuno che Oslo l’ha vissuta in inverno, vi racconterà che le ore di buio si mangiano la città a morsi lenti e inevitabili, lasciando ai raggi del sole appena lo spazio di una birra all’ora di pranzo.

Se invece darete retta a me, e a chi la capitale norvegese l’ha visitata in primavera o nel mezzo dell’estate, resterete con le orecchie cariche di storie di luce, di tramonti che si scordano quello che devono fare e di ombre più simili a bassorilievi che a proiezioni naturali.

Perché vivere Oslo a primavera, tra l’equinozio e il solstizio d’estate, non lascia addosso solo le nozioni turistiche, la vista dei locali sul lungomare di Aker Brygge che stiracchiano i tavolini all’aperto dopo il sonno dell’inverno o la consapevolezza di aver davvero assaporato tutte quelle opere di Münch, che così in fila non le puoi trovare nemmeno nel miglior testo di storia dell’arte contemporanea. Vivere Oslo in questo periodo di rinascita è un viaggio ai confini del riverbero, profondità di campo surreale, bioritmo in rivolta.

Se devo tirare le somme dei miei 5 giorni qui, ad Oslo a primavera, quello che resta sotto la linea è luminosità senza filtri, salsedine sui vestiti, asfalto sotto i piedi, design dentro gli occhi, fiordi e trivelle sul panorama lungo.

Una città che mescola il verde dei parchi – quello di Vineland su tutti – con il blu del mare, il Museo dello sci con quello delle navi vichinghe, l’architettura contemporanea dell’Opera, che come un iceberg buca le acque, con la fortezza di Akershus, castello della fine del XIII secolo costruito per proteggere la città.

Oslo a primavera è fatta di contrasti. Tutto quello che di questo posto devi fare tesoro, capire, mescolare e assaporare abita qui. Come la renna a menu di fianco all’halibut, la birra che costa più del salmone, le gru, i gabbiani, il petrolio che macchia le idee, i giardini botanici che le purificano, Henrik Ibsen sempre di mezzo.

Skate e spirito underground dal finestrino di destra della metropolitana, distese di conifere, legni vivi e Natale in loop se solo giri la testa e sbirci da quello di sinistra.

Oslo a primavera è un dono, fatevelo se potete, prima che potete.

Oslo a primavera

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