Vino Nobile di Montepulciano menzione “Pieve”: oltre l’Unità Geografica Aggiuntiva

Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano ha presentato a Milano il progetto che ha portato alla nuova menzione “Pieve” del Nobile di Montepulciano, nato 5 anni fa dalla volontà, la partecipazione e la visione condivisa di tutti gli 82 produttori associati.

La D.O.C.G. Vino Nobile di Montepulciano con menzione “Pieve” è quindi la terza tipologia di vini previsti dalla D.O.C.G. Vino Nobile di Montepulciano, vale a dire che il disciplinare ammetterà tre differenziazioni:

  • Vino Nobile di Montepulciano base
  • Vino Nobile di Montepulciano Riserva
  • Vino Nobile di Montepulciano con menzione Pieve

L’obiettivo? Esaltare al massimo l’identità territoriale del celebre vino che vanta numeri importanti: quasi 7 milioni di bottiglie provenienti dai circa 2000 ettari vitati dei 16.000 di Montepulciano, capaci di garantire da soli il 70% delle entrate del luogo.

Vino Nobile di Montepulciano copia

Ma che cosa sono le Pievi? Gli studi e le indagini sul territorio

Dal punto di vista del disciplinare, le Pievi sono Unità Geografiche Aggiuntive (UGA), 12 micro-territori indirizzati a far crescere il valore della denominazione e individuati non solo dal punto di vista pedologico ma anche storico e umano.

Dal latino plebs, plebe, dall’età post romana il termine “Pieve” si affermò per indicare delle circoscrizioni territoriali che si sviluppavano attorno ad un centro religioso, anticipando il concetto attuale di parrocchia.

Le Pievi svolgevano una funzione che andava però ben oltre la delimitazione amministrativa di una zona, racchiudendo altri significati come quello di aggregazione, appartenenza, riconoscimento spirituale per le comunità locali.

Quali sono le 12 UGA o “Pievi” della terza tipologia del Vino Nobile di Montepulciano?

Da lunghi studi della geologia e della geografia del territorio, in biblioteche e archivi storici fino al Catasto Leopoldino del 1800, da analisi integrative e da profonde indagini delle piccole chiese, di cui talvolta si faticava addirittura a trovare le chiavi, sono state elaborate le mappature delle 12 Pievi: Ascianello, Badia, Caggiole, Ciarliana, Cervognano, Gracciano, Le Grazie, San Biagio, Sant’Albino, Sant’IIario, Valardegna e Valiano.

Un progetto di consapevolezza per valorizzare il territorio anche fuori dal calice, che racconta la connessione tra una città e il suo vino e genera una fortissima identità dei luoghi la cui narrazione passa per l’oralità, il clero, le persone, il borgo senza mai dimenticare che ogni Pieve resta legata a Montepulciano: viaggi che come hanno un’andata hanno sempre anche un ritorno.

“Per noi è il compimento di un percorso che vale più di una nuova tipologia di vino, ma che dimostra come tutta una denominazione possa dare vita in maniera unanime a un percorso condiviso che rappresenta una nuova visione di produzione. Devo ringraziare per tutto questo i produttori, in primis, che ci hanno creduto fin dall’inizio, poi le associazioni di categoria, la Regione Toscana, il Ministero dell’agricoltura, il Comitato Nazionale Vini e tutti i professionisti che con il loro apporto hanno reso possibile questo risultato” – queste le parole di Andrea Rossi, Presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano.

Vino Nobile di Montepulciano territorio

Le novità del disciplinare per la Menzione “Pieve”

Le importanti differenze delle Pievi stabiliscono criteri più restrittivi all’interno del disciplinare.

Le Pievi si diversificano per una grande variabilità di suoli, esposizioni e altitudini anche al loro interno e l’ampliamento del disciplinare è stata una scelta giusta e obbligata, volta ad affermare le identità delle sottozone, la riconoscibilità stilistica, le differenze nei profumi e nelle espressioni.

​​In primis, i vini con la Menzione “Pieve” devono essere ottenuti esclusivamente dalla vinificazione delle uve prodotte dai vigneti condotti dall’azienda imbottigliatrice, anche se imbottigliati da terzi per conto della stessa. Se queste uve sono conferite a società cooperative, le stesse devono essere vinificate e imbottigliate separatamente.

  • Per la tipologia “Vino Nobile di Montepulciano” non avente diritto alla menzione riserva è consentito l’uso della menzione “Pieve” sempre seguito dall’Unità Geografica Aggiuntiva
  • Tutte le operazioni di produzione del vino “Pieve”, dall’introduzione delle uve in cantina all’imbottigliamento, devono essere riportate sui registri di cantina separatamente dalle altre partite di Vino Nobile di Montepulciano
  • Il Vino Nobile Di Montepulciano menzione “Pieve” deve essere ottenuto dai vigneti aventi la seguente composizione: Sangiovese minimo 85% (denominato localmente prugnolo gentile); per il restante 15% possono concorrere i vitigni complementari: Canaiolo nero, Ciliegiolo nero, Mammolo nero, Colorino nero (solo per quest’ultimo max 5%)
  • I vigneti utilizzati per la produzione devono avere almeno 15 anni di età considerando l’anno dell’impianto
  • La resa di uva ammessa per la produzione del vino non deve essere superiore a 70 g. per ettaro di coltura specializzata ed in ogni caso la produzione massima a ceppo non può superare 2,5 kg
  • Per la menzione “Pieve” le uve destinate alla vinificazione, devono assicurare al vino “Vino Nobile di Montepulciano” un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 13% vol.

L’affinamento

Prima di diventare a tutti gli effetti Vino Nobile Di Montepulciano menzione “Pieve”, il vino deve essere sottoposto ad un periodo di maturazione di almeno tre anni, a partire dal 1° gennaio successivo alla vendemmia.

Entro questo periodo, dovranno essere effettuati minimo 12 mesi di maturazione in legno e minimo 12 mesi di affinamento in bottiglia.

Il risultato è la possibilità di degustare un vino in grado di collegare il passato dell’enologia locale con il presente e il futuro, che guarda al consumo internazionale e punta tutto su rese basse, vigneti autoctoni, orientamento sostenibile e affinamento che strizza l’occhio più alla bottiglia che alla botte.

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