Ante di cielo


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Certi cieli pensi che sia opportuno indossarli solo nei mesi in cui sono lungamente azzurri, fino a dopo l’ora di cena, anche la più tarda, quella in cui il sole che li accompagna li scalda così tanto da renderli accesi vicino all’imbarazzo.

E invece, io, certi sprazzi di celeste preferisco spalancarmeli sulle braccia o sulle gambe o sulle mani di un accessorio proprio inaspettatamente, tra ovvietà stagionali di nuvoloni fresco di lana grigi o tendenti al buio, tra cemento metropolitano che non è spiaggia balneare.

È proprio quando la pelle è un po’ più bianca ma ancora frizzante che ha bisogno di lieve colore, di chiazze di luce, di coraggiosa speranza di stile, per piacersi allo specchio di vetrine illuminate, a passeggio, per mescolarsi ai dictat delle convenzioni tendenti all’inverno, emozionalmente compromessi e guardarobieri.

Avete presente i riverberi tra le nuvole di metà settembre in città, con la luce del primo solstizio assai lontana?
Frivole ironie di quasi autunno, tra terra di città all’orizzonte e cielo di vacanza ormai alle spalle.

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Immagini da:
FrenchBK
Pretty Stuff

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