In quanti modi si può viaggiare? Infiniti. In sella a una moto, attraverso le pagine di un libro, tra le pieghe di un tessuto, le vibrazioni di un profumo.
Tra le vie di esplorazione e sperimentazione spesso battute da Ubique, quella delle strade del vino è di certo tra le più frequentate negli ultimi anni e intesa non solo come percorso di degustazione ma anche, e soprattutto, come il tramite con territori e culture, come mezzo profondamente sincero per scoprire i luoghi dove il vino nasce.
Qualche giorno fa, ho fatto visita a Cavazza Wine, una cantina che si snoda tra Gambellara e i Colli Berici che voglio iniziare a raccontare a partire da una sua stessa frase che tanto bene la rappresenta e che da subito ne mette in luce la realtà profondamente legata alla natura, alle persone, ai cicli produttivi e ai saperi contadini, ingredienti riconoscibili in ogni calice.
“Siamo terra, prima di essere vino”.

Indice
Cavazza: la storia di una famiglia oltre che di una Cantina
Non solo la saga di un vino, quella di Cantina Cavazza è anche la storia di una famiglia i cui destini si possono fare incrociare nel 1928, anno in cui Giovanni Cavazza acquista una casa con un vigneto della Bocara a Selva di Montebello, quando l’agricoltura e l’allevamento affiancavano la produzione del vino.
Da qui, si sono susseguite quattro generazioni, tutte custodi dei valori di famiglia e protagoniste dell’evoluzione della cantina, che hanno attraversato gli anni di guerra, partecipato alla rinascita degli anni ‘60, all’avvio di nuove produzioni e all’acquisto di nuove terre.

Oggi Cavazza Wine è rappresentata dalla terza generazione che guida l’azienda con la quarta, Elisa, Stefano, Mattia e Andrea, ancora una volta tutti insieme per seguire ogni singola fase, dalla campagna alla cantina fino alla commercializzazione.
I numeri possono riassumersi in 2 terroir, oltre 130 ettari di proprietà, 600 mila bottiglie all’anno, e un mercato Italia 40% ed estero 60%.

Cantina Cavazza: due denominazioni per una sola anima
“Siamo il bianco della roccia, siamo il nero del vulcano”.
Se dici Cavazza, dici due territori di produzione delle uve collocati in due zone vitivinicole completamente diverse dal punto di vista del terroir e del microclima: Gambellara e i Colli Berici.
Le colline di Gambellara è dove sono ben piantate le radici di Cavazza. Terre di origine vulcanica, principalmente basaltiche, che donano un’impronta minerale e inconfondibile ai vini.
Una roccia che abbonda di ferro, magnesio e potassio dove la Regina è l’uva Garganega, bianca e autoctona, di cui Cavazza Wine è tra i maggiori interpreti del territorio.

Dagli anni ‘80, con l’acquisizione dei vigneti di Alonte, i Colli Berici rappresentano l’evoluzione dei vini della Cantina. Qui le colline hanno origine marina e il suolo, con roccia calcarea e terreni di argille rosse, è vocato alla produzione di vini a bacca rossa.
Al centro dei vigneti dei Colli Berici si trova Tenuta Cicogna, uno scrigno tra i boschi delle colline beriche, che con le sue ampie vetrate si fonde e si confonde con la bellezza del paesaggio che la circonda.

Cavazza Vini: la produzione
I vini Cavazza sono il risultato della volontà di potenziamento dei due territori e di una perseverante ricerca della qualità.
Da Gambellara, e dalle uve Garganega, nascono vini dal carattere autentico, sapidi e longevi, che esprimono unicità e differenza senza perdere un inconfondibile savoir-faire territoriale.
Il Bocara: vino molto rappresentativo che prende il nome dalla brezza locale. 100% Garganega, proviene non da un vigneto unico ma da vari e di epoche diverse, in parte allevati a Pergoletta Veronese e in parte a Guyot. Al sorso è fresco e morbido, al palato fruttato ma con l’equilibrio della spinta minerale.
Il Creari: Garganega in purezza, espressione della sottozona “Creari” della DOC di Gambellara. Questo è il vino pensato per l’invecchiamento, per esaltare il potenziale di longevità della Garganega.
Quindi il Recioto, vino dolce che deve il suo nome alla “recia” (orecchio, in veneto), le parti laterali del grappolo della Garganega. Il suo scenografico metodo di appassimento sono i picai, intrecci di grappoli fatti a settembre e lasciati appassire per quattro mesi sulle travi di un ambiente areato. Fascino, storia e tecnica a braccetto.

I vini della Tenuta Cicogna sono il frutto del coraggio, dell’intuito, dell’esperienza e della volontà di esplorare e amplificare un territorio.
Il potenziale inespresso della zona alla produzione di vini a bacca rossa viene valorizzato da un progetto di viticoltura rivolto alla crescita e alla ricerca della qualità che dona vini quali Tai Rosso, Merlot e Cabernet Sauvignon e che osa addirittura un Syrah, capace di mantenere la sua peculiarità speziata nonostante la zona non caldissima.
In sintesi, posso dire che i vini di Tenuta Cicogna raccontano al meglio le potenzialità dei suoli calcarei distinguendosi per struttura, eleganza e longevità anche grazie a un lavoro in cantina che mixa abilmente conoscenze e tecnologie.

Le mie degustazioni Cavazza

Nella prima giornata presso La Tenuta Cicogna ho potuto degustare una doppia verticale di Merlot e Cabernet Sauvignon, vinificati in purezza, delle annate 2019, 2015 e 2006 e in aggiunta un Cabernet 1992.

Il giorno dopo, l’experience è proseguita con Identità Tasting, un focus su Gambellara da uva Garganega che ha esplorato il Bocara nelle annate 2023 e 2020 e il Creari e la sua capacità di invecchiamento che garantisce costanza nelle annate 2020, 2015 e 2009. La degustazione si è conclusa con un Recioto 2020 e un eccezionale Vin Santo del 2004 che ricorderò come un’esperienza di puro miele di castagno sulle labbra.

La ricerca di una forte identità dei luoghi diventa di fatto la sua stessa costruzione attraverso una proposta enoica che non ha mai smesso di voler mettere in luce i luoghi, di cui la famiglia e l’Azienda Cavazza sono ambasciatori, come si deduce anche dal conseguimento della certificazione SQNPI, frutto di anni di lavoro volti alla preservazione della biodiversità e all’utilizzo di risorse energetiche rinnovabili.



