I vini dell’Etna tra contrade, versanti e vitigni – parte prima

vini dell'etna territorio e cantine

Se oggi i vini dell’Etna sono sulla bocca di tutti e sono apprezzati in tutto il mondo, il merito è principalmente della storia, del territorio e dei vitigni che trovano in questo ambiente vulcanico il loro habitat ideale.

Sono tre anni che con mio cugino Manuel, che vive alle pendici dell’Etna, andiamo alla scoperta delle cantine di questo meraviglioso territorio, per provare a capire sempre meglio cosa c’è dietro a un calice di Etna Doc, e se c’è una cosa che abbiamo capito è che è l’unicità dell’Etna – con il suo clima, i suoi terreni, i suoi terrazzamenti – a rendere unico il lavoro prezioso dell’uomo, donandoci vini fortemente identitari e capaci di espressioni diverse, ma tutte riconducibili ad un unico stile territoriale.

Ma capire l’Etna significa anche accettare la complessità di questo territorio.

Le oltre 130 contrade del vulcano mostrano un’enorme variazione di età e tipo di suolo: ecco perché i vini cambiano caratteristiche anche a distanza di pochi metri.

Dal 2011 il disciplinare riconosce all’interno della propria area la presenza di 133 contrade, che possono essere legalmente equiparate alle Unità Geografiche Aggiuntive, al pari di quelle già in uso in denominazioni come il Barolo o il Barbaresco. Una zonazione alla borgognona, insomma, ma su di un vulcano attivo.

La forma dell’areale produttivo è quella di una “C” rovesciata che cinge il vulcano da nord a sud-ovest.

Areale produttivo: tre grandi anime, tre caratteri distinti

Il versante nord è quello con il maggior numero di produttori. Il clima è freddo, seppure protetto dalle catene montuose circostanti dei Monti Peloritani e dei Nebrodi, e la varietà più coltivata è la rossa Nerello Mascalese.

È il versante della struttura e della longevità: i vini vantano un buon equilibrio fra struttura e freschezza e manifestano una buona longevità.

I vigneti si spingono fino agli 800 metri, con escursioni termiche giorno-notte che possono essere marcatissime.

È qui che Franchetti costruì il suo empire a Passopisciaro, a Castiglione di Sicilia; qui che si trovano alcune delle contrade più celebri, da Chiappemacine a Rampante, dove le viti centenarie affondano le radici nella lava di millenni fa.

Il versante est è il più singolare, quello incastonato tra il vulcano e il Mar Ionio. Estremamente ripido e degradante verso il mare, è caratterizzato da maggiore piovosità ma anche da notevolissima ventilazione.

Sono quasi assenti le grandi estensioni e prevalgono piccoli e medi terrazzamenti, con vigneti allevati ad alberello che arrivano a sfiorare i 900 metri.

Qui regna il Carricante: è l’unico versante in cui la presenza del Carricante è notevolmente superiore a quella del Nerello Mascalese. Eleganza, freschezza, sapidità, finezza e longevità caratterizzano i vini prodotti qui.

Il comune di Milo, affacciato sullo Ionio, è l’unico in cui è permessa la produzione dell’Etna Bianco Superiore, la tipologia più prestigiosa tra i bianchi della denominazione.

Il versante sud e sud-ovest è quello più assolato e continentale. Le escursioni termiche sono importanti, i vigneti si trovano ad alta quota — ben oltre i 1.000 metri del disciplinare — con una piovosità tra le più basse dell’Etna e venti caldi a mitigare e asciugare quando occorre.

I vini di questo versante sono più vivaci, tendenzialmente più alcolici, e vantano profumi più intensi con tannini più vellutati. Sia il Nerello Mascalese che il Carricante trovano qui condizioni ideali, con una maturazione regolare che dona ai vini grande equilibrio e sapidità.

I vitigni che abitano questi versanti sono quasi tutti autoctoni

Il Nerello Mascalese è il re indiscusso dei rossi: un’uva a maturazione tardiva, elegante nella struttura, scarica di colore ma ricca di finezza, con tannini setosi e un’acidità che garantisce longevità invidiabile.

Il Nerello Cappuccio lo affianca in percentuali minori, aggiungendo colore e morbidezza.

Tra i bianchi, il Carricante è il protagonista assoluto: un vitigno autoctono che dà al vino note minerali molto spiccate e, sorprendentemente per un bianco, si presta a invecchiamenti anche superiori ai dieci anni.

E infine il Catarratto, che forse possiamo definire il vino bianco siciliano per eccellenza, che unisce freschezza, eleganza e tradizione.

Tre cantine dall’Etna

Le cantine che abbiamo visitato in quest’ultimo giro sono state Giò Emmanuele Vini, Maugeri, Azienda Agricola Sofia.

Giò Emmanuele: la scelta della qualità

Giò Emmanuele è un’emozionante avventura familiare che unisce due giovani cugini, determinati a portare avanti la passione per la viticoltura trasmessa dal nonno.

Ispirati dall’amore e dalla dedizione che il loro nonno ha sempre dimostrato per la produzione di vini di qualità, nel 2019 hanno deciso di valorizzare il territorio dell’Etna.

La missione dichiarata è quella di produrre in piccole quantità, privilegiando la qualità sulla resa, e di lavorare esclusivamente con vitigni autoctoni. 3 ettari vitati nella zona di Sant’Alfio, nel versante Est, con una piccola produzione di circa 6 mila bottiglie.

Abbiamo degustato l’Etna Bianco 2024, composto per il 90% da uve Carricante e per il 10% da uve Catarratto. Giallo paglierino con qualche riflesso verdeoro, con profumi di frutta matura e mineralità. In bocca semplicità e freschezza.

Quindi l’Etna Rosato 2024, composto per il 90% da uve Nerello Mascalese e per il 10% da uve Nerello Cappuccio. Forti le note di rosa, di rossana che tornano alla gustativa, con quella sferzata minerale che rende questo Rosè interessante.

Sono vini diretti, senza fronzoli, autentici, che possono senza dubbio migliorare.

gio emmanuele vini etna

Cantina Maugeri: assecondare la vocazione della terra

La seconda cantina visitata è stata Maugeri.

Nel 2014, le sorelle Carla, Michela e Paola Maugeri si unirono al padre Renato in una missione per riassestare i vecchi vigneti sui versanti orientali del vulcano a Milo. Fu condotto un lavoro straordinario attraverso i sette ettari della proprietà, riformando oltre 86 km di muri a secco in pietra lavica che sostengono i vigneti da Contrada Volpare a Contrada Praino.

La produzione è di circa 45mila bottiglie l’anno, su circa 10 ettari di vigneto intorno ai 700 mt di altitudine, con una scelta stilistica radicale quanto limpida: assecondare la vocazione di questo lembo di terra, producendo quindi solo vini bianchi (e un rosato da Nerello Mascalese).

Il resto lo fa il territorio: lo sbalzo termico, i suoli antichi del vulcano marino; le colate laviche recenti; le abbondanti piogge di questo versante e la riserva d’acqua continua a disposizione della vite.

maugeri vini etna 01

Abbiamo degustato l’Etna Bianco Superiore Contrada Volpara 2024, composto da Carricante al 100%, fermentato solo in acciaio (tranne una piccolissima percentuale del 7% che fa legno). Color giallo oro, con note floreali, di frutta matura e poi sensazioni minerali sulfuree. In bocca quella tipica spinta sapida che da struttura e personalità a questo grande bianco.

Poi il Fronte Bosco 2023, Cru di Contrada Volpara, dove il 60% del Carricante viene affinato in Tonneau e il restante invece solo in acciaio, per poi rimanere un anno in bottiglia prima della messa in commercio. Vino più strutturato e complesso, con una buona sapidità ma anche note di burro e vaniglia. Più pieno, con una grande potenzialità di longevità.

Siamo passati quindi al Fronte Mare 2024, Cru di Contrada Praino, sempre Carricante in purezza, 90% affinato in legno e 10% in acciaio. Un vino pieno, di grande struttura, con note di erbe aromatiche e agrumi. Un vino che necessita ancora di qualche anno per esprimere le sue enormi potenzialità e la qua qualità.

maugeri vini etna 02

Azienda Agricola Sofia: vulcanica e biologica

Terza cantina visitata è stata l’Azienda Agricola Sofia, a Solicchiata. È Gioacchino Sofia a dare il là a questa piccola realtà famigliare. Primogenito di una famiglia di agricoltori da generazioni, ricevette nel 1980 in eredità dal padre una vecchia vigna di 0,4 ettari a 700 metri di quota in Contrada Piano dei Daini a Solicchiata.

Per anni quell’uva andò a pochi acquirenti locali, come accadeva a decine di piccoli produttori etnei. Con gli anni riuscì a rilevare le terre confinanti, i cui proprietari ormai anziani non potevano più coltivare, portando l’azienda agli attuali 3 ettari in totale, di cui 2 sul terreno vulcanico e 1 su terreno argilloso in Contrada Pietra Marina.

La svolta arriva nel 2017, quando i figli Carmelo e Valentina — dopo più di un decennio trascorso nelle cantine di Passopisciaro di Vini Franchetti — decidono di imbottigliare le uve di famiglia.

La composizione vulcanica del suolo, unita all’utilizzo di metodi biologici e a basso impatto, conferisce ai vini caratteristiche uniche, in un connubio di freschezza, mineralità e potenza.

Nascono così i vini dell’Azienda Sofia, a partire dal Le Vigne di Gioacchino bianco 2024, composto principalmente da Carricante, che affina solo in acciaio, con note di agrumi, limone e grande sapidità sia al naso che in bocca. Il Rosato, a base di Nerello Mascalese, con 18 ore di macerazione e note di melograno e qualche sensazione selvatica.

Quindi le Vigne di Gioacchino Rosso 2021, a base di Nerello Mascalese in purezza, con sensazioni ematiche ferrose, di china e una buona struttura.

E infine il Piano dei Daini 2020, nato dall’appezzamento storico a 700 metri, il vigneto del nonno di Gioacchino. Sempre 100% Nerello Mascalese, vino di maggior personalità e struttura. Con note di cenere, di tabacco e un buon tannino elegante.

azienda agricola sofia etna

azienda agricola sofia etna 02

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Carrello