Questione di coda



“Raccogli quelle corde” mi diceva sempre mia madre quand’ero più piccola, indicando con disappunto la mia chioma libera e selvaggia.

Un po’ per spirito di contraddizione e un po’ per ribellione nei confronti degli anni passati con pinzecode tra ciuffi, trecce e forcine, non ho mai violato la gravità dei miei capelli.

Mi piaceva sentirmi il profumo dello shampoo addosso quando mi muovevo e adoravo arrotolarmi una ciocca a spirale sul dito indice, vezzo che ho assecondato per moltissimi anni.
I capelli sciolti davanti agli occhi erano la mia protezione, il mio velo di mistero, la mia sinuosa arma di seduzione.
Onde di spontaneo e perenne volteggio, ammalianti e in perpetuo movimento.

…Poi un giorno.

Un giorno Lui, con le sue mani grandi e calde, mi sollevò la capigliatrura verso l’alto e mi fece girare, ruotando il mio mento, prima a destra e poi a sinistra.
Non disse nulla per un po’, ma capivo che stava osservando, studiando, valutando una nuova prospettiva di me.
“Hai un collo proporzionato, flautato e decisamente voluttuoso. Dovresti valorizzarlo”, disse.
Un attimo dopo mi baciò.

Mamma, da quel giorno non faccio che comprare elastici.
Ne ho di mille colori e di mille tessuti, li abbino alla sfumatura del rossetto oppure al materiale della borsa. Devo ammettere che mi diverto a giocare con orecchini che dondolano al limite delle spalle e mi sono anche abituata a non sentire più le fredde punte imbalsamate che battono sulle scapole.

Mamma, da quel giorno faccio quasi sempre la coda.
Anzi, cara Mamma, dovresti essere davvero fiera di me perché da allora non mi limito soltanto a fare la coda di cavallo, ma ne origino anche un’altra, lunga, mutevole e non sempre ordinata.

…Ma sì, dai che la conosci, è quella dei miei tanti pretendenti di cui spesso ti lamenti.


Immagini da:
Lefleurdelis.tumblr.com
Prettystuff.tumblr.com
Pianetadonna.it

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