Vini calabresi: quando una terra dona prodotti di qualità

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Per anni è rimasta un po’ ai margini del grande racconto del vino italiano, eppure la Calabria è una delle culle più antiche della viticoltura mediterranea.

Già in epoca magnogreca il vino prodotto lungo le coste calabresi era noto e apprezzato nei traffici del Mediterraneo. Dopo decenni segnati da una produzione orientata più alla quantità che alla qualità, oggi il vino calabrese sta vivendo una nuova stagione: più consapevole nelle scelte, più ambiziosa nello stile, decisamente più centrata sulla territorialità.

Negli ultimi quindici anni il salto è stato evidente: meno quantità, più identità. Più studio dei suoli, più rispetto delle uve autoctone, più attenzione in cantina.

Molti produttori, giovani, preparati, spesso rientrati da esperienze fuori regione, hanno deciso di puntare sulla qualità e sulla valorizzazione del territorio.

Il risultato? I vini calabresi oggi sono più puliti, più espressivi, più territoriali.

E, soprattutto, più credibili.

La Calabria del vino oggi non è più solo una promessa ma una realtà in crescita, con potenzialità ancora enormi.

I vitigni dei vini calabresi: carattere e identità

Se c’è una parola chiave per capire il vino calabrese è “autoctono”. Qui il patrimonio ampelografico è ricco e ancora in parte da esplorare.

Il protagonista indiscusso è il Gaglioppo, vitigno rosso simbolo della regione.

Per anni è stato interpretato in modo rustico e potente ma oggi, grazie a vinificazioni più attente, mostra un volto più elegante, tannini più fini, profumi di frutti rossi, spezie, macchia mediterranea e una sorprendente freschezza.

Accanto a lui troviamo il Magliocco, nelle sue diverse biotipologie, capace di elargire vini profondi, scuri, speziati, con grande struttura ma anche ottime prospettive di evoluzione.

Sul fronte dei bianchi, il Greco Bianco è una delle uve più rappresentative: regala vini sapidi, agrumati, spesso segnati da una bella impronta marina. Da non dimenticare il Mantonico, che può donare bianchi interessanti ma anche passiti di grande fascino e il suo stretto parente, il Montonico, sempre a bacca bianca, che esprime profumi e sensazioni mediterranee.

Vitigni identitari, spesso coltivati in condizioni difficili, tra colline ventilate e terreni argillosi, sabbiosi o calcarei.

Uve che parlano la lingua del sole, del vento e del mare.

Le zone più vocate per la viticultura calabrese

Tra le aree più conosciute c’è quella del Cirò DOC, probabilmente la denominazione più celebre della regione, affacciata sul Mar Ionio. Qui il Gaglioppo trova una delle sue espressioni più compiute.

Spostandosi più a sud, nella fascia ionica reggina, troviamo la Bivongi DOC, denominazione meno nota ma ricca di potenziale, dove rossi e bianchi stanno vivendo una fase di rinnovato entusiasmo.

Interessanti anche le produzioni della Costa Viola e dell’area di Lamezia, così come le zone interne collinari, dove altitudini più elevate e forti escursioni termiche contribuiscono a dare vini più tesi e verticali.

La Calabria è una regione complessa, frammentata, con microclimi molto diversi tra Tirreno e Ionio.

Ed è proprio questa diversità a rappresentare una delle sue carte vincenti.

Vini calabresi: crescita qualitativa e sfida della comunicazione

La qualità, oggi, non è più il vero problema.

Molte cantine calabresi producono vini all’altezza delle migliori regioni del Sud Italia. La vera sfida è un’altra: la comunicazione.

La Calabria del vino deve ancora raccontarsi fino in fondo, deve imparare a fare sistema, a presentarsi unita sui mercati nazionali e internazionali, a investire in promozione, enoturismo, identità visiva.

Perché il potenziale c’è, ma spesso resta confinato tra gli addetti ai lavori.

Servono narrazione, coerenza e orgoglio. Servono storie, perché qui le storie non mancano, sia quelle che provengono dal passato sia quelle di un rinnovato presente.

Due interpretazioni della Bivongi DOC

In questo contesto vi vorrei raccontare due realtà della Bivongi DOC che, pur diverse tra loro, rappresentano esempi concreti di una Calabria che ha qualcosa da dire: Cantine Fratelli Lavorata e Casa Ponziana.

Due realtà, due visioni, due modi differenti di interpretare lo stesso territorio, esempi virtuosi che dimostrano come, anche in una denominazione piccola, meno sotto i riflettori rispetto ad altre, si possano costruire progetti solidi, riconoscibili e di qualità.

I vini calabresi delle Cantine Fratelli Lavorata

Una delle realtà più rappresentative della DOC Bivongi, le Cantine Fratelli Lavorata incarnano il legame profondo tra vino e identità locale.

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Nata nel 1980 a Roccella Ionica grazie a Vincenzo Lavorata, l’azienda si è via via allargata attraverso il contributo del figlio Ilario e della sua famiglia, arrivando a produrre oggi circa 650 mila bottiglie l’anno.

A loro si deve il rilancio della DOC Bivongi e della nascita dell’omonimo Consorzio, presieduto dalla figlia di Ilario.

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Cantina che si contraddistingue per un approccio artigianale rispettoso del territorio e per una produzione che valorizza il patrimonio ampelografico locale.

I due vini degustati che vi consigliamo sono il Greco Bianco 2024, di colore giallo paglierino con riflessi oro, che al naso sprigiona sensazioni di frutta tropicale, di fiori d’arancio e di spezie bianche mentre al gusto richiama note minerali e una personalità elegante.

E, a seguire, il Bivongi rosso riserva, vino impenetrabile con note di violetta, di confettura di more, incenso e cenere e sensazioni fungine. Un tannino elegante in bocca a cui segue una bella persistenza e struttura del vino.

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L’azienda agricola biologica Casa Ponziana

Fondata nel 2004 da Caterina Salerno, Casa Ponziana è un’azienda agricola biologica che sorge tra il mare e le colline di Riace e pone al centro della sua filosofia produttiva il rispetto per l’ambiente e per le antiche tradizioni vitivinicole locali.

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I vigneti si estendono per circa 10 ettari coltivati secondo metodi biologici, con varietà autoctone come il Calabrese (nero d’avola), il Gaglioppo, il Greco Nero, il Montonico e il Greco Bianco, a cui si affiancano anche alcuni vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon e lo Chardonnay.

La cantina ha fatto della sostenibilità un elemento chiave: raccolta manuale, vinificazione rispettosa e affinamento in acciaio per esaltare il carattere delle uve coltivate nel terroir soleggiato e ventilato della costa ionica, per una produzione annuale di circa 7000 bottiglie.

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Tra i vini degustati i due che vi consigliamo sono il Montonico 2023, di cui sono state prodotte 800 bottiglie, capace di esaltare le note di erbe aromatiche e medicinali, la mentuccia, la macchia mediterranea. Note dolci di miele e fiori gialli. Alla gustativa è equilibrato, di buona struttura piacevolmente sapido.

A seguire il Philos 2022, Bivongi Doc, a base di Greco nero, Calabrese, Gaglioppo e Cabernet Sauvignon. Un rosso di grande piacevolezza, compatto, con sensazioni di viola, ciliegie sotto spirito e spezie e con un tannino elegante e una bella persistenza.

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