Vini Consorzio Lugana DOC: dalla tradizione autentica alla forte vocazione internazionale

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Piove su Milano, di una pioggia battente che ti accompagna tra le luci che si riflettono sull’asfalto e i tram che scorrono in un andirivieni rassicurante. La wine experience dedicata ai vini del Consorzio Lugana DOC è iniziata in quest’atmosfera ma solo dopo il primo calice l’immaginario è cambiato.

Sedersi ad ascoltare il racconto di un territorio mentre fuori piove significa concedersi il lusso di andare altrove senza muoversi, cosa che il Lugana sa fare molto bene perché si può davvero definire il vino della contemporaneità spaziale e temporale: si produce nel presente, mette radici nel territorio d’origine, prende spunto dalle tradizioni, le mescola e le rivela nel bicchiere. 

Il territorio del Lugana

La Denominazione, una delle prime d’Italia, è nata nel 1967 ed è racchiusa in una zona “bifronte”, dalla doppia appartenenza, veneta e lombarda, un po’ come me.

Il ruolo determinante lo svolge l’affaccio sul Lago di Garda: il mix di brezze del Lago e le caratteristiche pedologiche del territorio sono la chiave di lettura della freschezza e dell’autenticità dirompente di questo vino, dalla forte vocazione internazionale. 

Le argille bianche di origine morenica, ricche e compatte, trattengono l’acqua e restituiscono ai vini quella sapidità tesa, quella struttura discreta riconoscibile subito al primo sorso.

Il Lugana DOC si sviluppa in un’area ristretta ai piedi del Lago di Garda che comprende i comuni di Sirmione, Desenzano del Garda, Pozzolengo, Lonato del Garda, Peschiera del Garda e altri piccoli centri limitrofi.

Ogni comune porta con sé una sfumatura diversa: dai suoli più profondi e argillosi capaci di dare vini eleganti e avvolgenti, alle esposizioni più ventilate che regalano freschezza.

Un mosaico di microterroir che rende ogni bottiglia di Lugana un piccolo universo, in cui le caratteristiche del vitigno principe si intrecciano con la geografia locale.

Il Consorzio è stato istituito nel 1990, per tutelare e valorizzare un’eccellenza, di generazione in generazione, che oggi si estende su 2600 ettari, conta 214 associati per una produzione di circa di 28 milioni di bottiglie.

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Regina Turbiana, il vitigno autoctono

Il Lugana nasce da un solo vitigno, la Turbiana, e già questo basterebbe per raccontare molto: un’uva dalle origini incerte ma che le analisi genetiche hanno dimostrato essere un biotipo del verdicchio, identitaria, capace di leggere il territorio come poche altre e che ben sa come si fa a diventare tante cose attraverso versatilità e personalità.

Si caratterizza per un grappolo di medie dimensioni e acini dalla buccia spessa e può vantare un profilo aromatico intenso e pronunciato, donato tipicamente da note fruttate, agrumate, talvolta tropicali, racchiuse in un giallo paglierino con riflessi dorati. 

Si definisce per freschezza, finezza, eleganza e per un’invidiabile longevità che le permette di tradursi in vini contemporanei, con ottima beva ma capaci di evolversi nel tempo.

Inconfondibile per acidità e salinità, intesa come mineralità perché frutto del ghiaccio, e per una balsamicità raffinata che la fa sembrare idealmente nata tra i pini.

Se parli di Turbiana, d’emblée parli di Lugana DOC, riferendoti a 5 anime diverse: Lugana Spumante, Lugana d’Annata, Lugana Superiore, Lugana Riserva e Lugana Vendemmia Tardiva.

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Lugana Wine Tasting

La serata si è svolta presso House of Mediterraneo in collaborazione con Tuorlo Magazine ed è stata scandita in due momenti, come racconti a più voci: una masterclass conviviale, condotta dalla competente verve di Andrea Amadei e dall’esperienza di Edoardo Peduto, Direttore del Consorzio Tutela Lugana DOC, e una cena d’autore con cucina a vista, firmata da due chef d’eccezione, gli Chef Tommaso Zoboli e Vladimiro Poma.

Il Lugana è un prodotto che non mette barriere con il consumatore, la cui inclusività è stata concretizzata proprio attraverso uno spazio di dialogo e condivisione.

Il primo calice assaggiato segna subito una direzione chiara, Primessenza, un Lugana DOC, metodo classico 2020 della Cantina Montonale.

Uno spumante che non chiede permesso, ma neppure cerca di stupire a tutti i costi. È uno di quei vini che ti conquistano per sottrazione. La fermentazione spontanea è una scelta precisa, quasi una dichiarazione di intenti: lasciare che il vino si esprima senza sovrastrutture, accettando anche una parte di imprevedibilità.

Nel calice il perlage è fine, continuo, elegante, il colore è un paglierino vivo, luminoso, in grado di catturare la luce soffusa della sala.

Al naso non c’è fretta: fiori bianchi, agrumi maturi, una nota di frutta gialla succosa e poi, lentamente, i lieviti, il pane caldo, una sensazione quasi tattile che anticipa il sorso.

In bocca è teso, verticale, con una freschezza che non è mai aggressiva. La sapidità arriva precisa, pulita, e allunga il finale senza appesantire.

È uno spumante che non si limita a essere “una bollicina di territorio”, ma che dimostra come la Turbiana possa parlare con estrema naturalezza anche questo linguaggio senza perdere identità ma amplificandola.

Man mano che la degustazione prosegue, diventa evidente quanto il Lugana sia plurale.

C’è il Lugana DOC 2024 di Tenuta Frontelago, che nasce da viti di 35 anni, che vinifica solo in acciaio con poca sosta sui lieviti fini, emana profumi di vegetale e che all’assaggio elargisce mandorla fresca e ananas.

C’è poi l’interpretazione 2024 di Ottella, che rivela parti più candite e tutta la finezza del Cru di San Benedetto, e Demesse Vecchie, il Lugana DOC 2024 di Olivini, peculiare per la leggera surmaturazione delle uve in pianta, sempre balsamico e sapido ma più polposo, quasi mela golden e mandorla più secca, e fantasticamente persistente.

Quello che colpisce è la coerenza stilistica: anche nelle interpretazioni più diverse, il filo conduttore resta riconoscibile: come ascoltare variazioni sullo stesso tema, dove ogni produttore aggiunge una sfumatura, un avverbio di luogo, un accento personale, ma senza mai tradire l’origine.

Vini che non cercano effetti speciali ma precisione, equilibrio, verità, espressione. Ogni calice è una pausa, ogni assaggio un invito a rallentare lo sguardo e l’ascolto riportando alla misura.

Ogni volta che sorseggerete un Lugana ricordate che si tratta di vini che hanno dentro il lago, che non amano le scorciatoie ma crescono con chi li beve perché sono vini consapevoli, immediati senza rinunciare mai alla profondità.

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