La prima immagine che voglio portare a parole per descrivere il territorio dove nascono i vini di Valtellina è quella di una cucitura, di un ricamo al livello della superficie terrestre generatosi dopo lo scontro fra la placca tettonica europea e quella africana, che oggi determina il confine tra la placca eurasiatica e quella adriatica.
Di là trovi l’Europa, di qui l’Africa, ça va sans dire.
Una frattura che segna il punto dove 30 milioni di anni fa si originarono le Alpi e la vallata dall’andamento inconsueto della Valtellina, dominata dalla diversità, dai terreni ferrosi che sono vicini di casa di quelli granitici, dalle vigne che convivono con gli olivi, dove i climi sono mutevoli, le narrazioni intense e le storie inconfondibili.
Se a questo si aggiunge che i suoli vitati della Valtellina sono strettamente legati alla pratica del terrazzamento, ben si può comprendere come ci si trovi davanti a un territorio unico, fatto di altitudini che rilasciano identità, di correnti fresche che devono relazionarsi con quelle termiche e con la Breva, proveniente dal lago di Como, che con i suoi venti caldi del Sud asciuga l’umidità.

2500 km di muretti a secco che risalgono all’epoca romana ma che hanno visto il loro sviluppo più significativo nel Medioevo, permettendo una comunicazione tra la roccia delle montagne e l’esigenza di creare aree coltivabili.
Un paesaggio di pietre allineate dove l’uomo riesce a dialogare con la natura, interpretandola e assecondandola, un fazzoletto di terra dietro l’altro dove lo scambio è equo, sostenibile e rispettoso.
La vallata è protetta a nord dalle Alpi Retiche e a sud dalle Orobie, corre da ovest a est, dal Comune di Buglio in Monte a quello di Tirano, e ospita circa 1000 ettari coltivati dal basso verso l’alto.
Indice
Vitigno e denominazioni dei vini di Valtellina
Il vero protagonista della zona è il Nebbiolo, noto come Chiavennasca, vitigno scelto dopo l’epidemia di fillossera alla fine dell’800 proprio per la sua capacità di adattarsi alla roccia, ai microclimi, ai suoli magri, varietà che dona vini di montagna eleganti, longevi e complessi, tannici con garbo, sinceri e sempre armoniosi.
È l’unica zona vinicola in Italia a vantare due D.O.C.G. all’interno dello stesso territorio di produzione: Valtellina Superiore e Sforzato di Valtellina.
A queste si aggiungono le denominazioni Rosso di Valtellina D.O.C. e Alpi Retiche I.G.T.
Sul territorio, accanto al Nebbiolo delle Alpi si trovano, in quantità limitate, alcune varietà di uva a bacca rossa, come Pignola, Rossola e Prugnola, oltre a pochi ettari di Merlot e Pinot Nero, che però hanno un’importanza secondaria.

Vini Valtellina: sottozone e altimetria
La varietà di cui abbiamo parlato, negli anni ha consentito l’individuazione di 5 sottozone che corrispondono a diversi microclimi e terroir e che elargiscono ai vini delle caratteristiche peculiari inconfondibili.
Maroggia: 25 ettari, tutti terrazzati, situati tra i comuni di Berbenno e Teglio e definiti da pendenze importanti. Al suo interno, si possono individuare ulteriori zone tra cui Garbisc, Cecca, Al Dosso, Righetta, Piasci, Malenca, Casini.
Da qui risultano vini dal colore rosso rubino con riflessi granati. I profumi sono speziati e il sapore vellutato.
Sassella è la sottozona più famosa e apprezzata, situata tra i comuni di Teglio e Sondrio, composta da più di 100 ettari ipervariegati, che deve il suo nome ai sassi.
Il vino che proviene da qui ha un colore rosso rubino brillante con riflessi granati e un profumo fine e fruttato, con note di fiori. Secco e leggermente tannico.
Grumello: prende il nome dal castello che domina la vallata a nord-est di Sondrio e comprende 80 ettari estesi tra i 350 e i 600 metri.
I vini sono rosso rubino con riflessi granati, un profumo elegante, con note speziate e di frutti di bosco.
Inferno: 55 ettari caratterizzati da pendenze vertiginose con un’esposizione in pieno sud. I vini da qui arrivano dal caldo, come indica il nome stesso della zona, alla vista sono di colore rosso rubino intenso con riflessi granati, al naso complessi con aromi di liquirizia e frutta matura, al palato pieni e tannici.
Valgella: 140 ettari nella fresca zona orientale. Vini dal profumo delicato e di fiori, sapore rotondo.
C’è da fare un’importante precisazione in merito al ruolo fondamentale e trasversale dell’altimetria.
Le differenze tra i vigneti della Valtellina si percepiscono infatti anche in base all’altitudine, che molto schematicamente si possono così riassumere:
- dai 300 ai 450 metri
Qui è maggiore la presenza di acqua, le uve hanno la buccia sottile e i vini che nascono da queste altezze sono quelli più semplici, garantiscono bevibilità e vivacità.
- dai 450 ai 600 metri
Questa è l’altitudine dei Cru e delle Riserve. Aumentano le escursioni termiche, le bucce si inspessiscono e permettono vinificazioni più complesse. Risultano vini di struttura, equilibrio e forte identità.
- dai 600 agli 850 metri
Le temperature sono più rigide, nascono vini freschi, complessi, fini. Nasce qui lo Sforzato, il vino icona del territorio, il primo vino rosso passito secco in Italia ad aver avuto la D.O.C.G. Le uve vengono riposte nei fruttai adeguatamente areati, ideali per forzare la loro maturazione, tecnica da cui deriva anche il nome.
Vini Valtellina: 3 cantine che ho visitato
Sandro Fay
Sono stata accolta con grande passione e gentilezza da Elena e Marco, i figli di Sandro Fay, tra i protagonisti della riqualificazione della Valgella dagli anni Ottanta.
La cantina coltiva 15 ettari, quasi totalmente concentrati nel Comune di Teglio, che si estendono da 350 metri di altezza fino agli 850.
La filosofia aziendale punta alla valorizzazione dei singoli vigneti che, in base alla quota altimetrica e alle caratteristiche pedologiche, vengono condotti ad esprimere peculiarità eccezionali.
Vini strepitosi, con buona acidità fissa che consente di esaltare i profumi e mantenerli nel tempo.

Pizzo Coca
Un’azienda agricola in conversione biologica che produce circa 15.000 bottiglie all’anno e osserva il monte da cui prende il nome e che punta molto in alto in fatto di qualità e sostenibilità.
Lorenzo e Alessandro iniziano a produrre la loro prima etichetta dal 2012, sostenuti da alcuni amici colleghi e oggi, oltre al vino, producono miele e ortaggi e allevano animali.
I vini sono un’espressione del territorio autentica, come autentico è il loro approccio.

Dirupi
Dal 2011 in regime biologico, la Cantina si trova a Ponte in Valtellina, in un monastero del 1500 e gestisce circa 6 ettari composti da oltre 100 piccole terrazze suddivise in una ventina di appezzamenti.
Uno stile di fare vino genuino, rispettoso, vario.


