C’è un momento nella terza stagione di And Just Like That che ha indignato, fatto sorridere, e in alcuni casi addirittura fatto gridare al tradimento televisivo: Carrie Bradshaw e Miranda Hobbes litigano per… l’ultimo yogurt.
Sì, avete capito bene. Due donne che hanno condiviso sogni, lutti, relazioni e innumerevoli brunch all’ombra del Flatiron Building, si trovano ora a discutere in cucina, tra piatti e cucchiaini sporchi.
A molti è sembrata una caduta di stile. A noi, invece, è sembrata una rivoluzione gentile.
Perché questa Carrie, così apparentemente piccola e “scomoda”, ci racconta qualcosa che finora la TV ha evitato di mostrarci: cosa succede davvero a una donna quando non vuole più compiacere nessuno.
Carrie non è più la columnist frizzante in top e stiletto che corre dietro ai taxi di Manhattan.
È più silenziosa, più ombrosa, più pungente. Non è perfetta, e proprio per questo, è reale e spigolosa come una donna della sua età.
Quella discussione con Miranda non parla solo di yogurt: parla di spazio, di intimità, di corpi che cambiano e di vite che si sfilacciano e poi, se siamo fortunate, si ricuciono.
Il mondo televisivo si aspettava da lei un’eterna brillantezza (in molti le criticano di non fare uso del botox), una leggerezza glamour che rimanesse intatta, come i suoi Manolo Blahnik.
Ma l’età adulta, quella vera, non ha nulla di immacolato.
È fatta di figli da accudire a distanza, di ex amori risorti dalle nebbie del passato, di fidanzati che vivono in fattorie della Virginia e ti chiedono di aspettare cinque anni, come se il tempo non fosse più qualcosa che brucia tra le mani.
E mentre alcuni gridano al disastro narrativo per il ritorno poco convincente di Aidan, noi preferiamo leggere questo riavvicinamento come un inciampo emotivo.
Perché sì, anche a cinquant’anni si sbaglia.
Si ama nel modo sbagliato. Si resta aggrappate a storie che hanno già detto tutto, eppure ci restano dentro.
C’è chi dice che la serie sia diventata troppo triste, troppo goffa, troppo forzata.
Ma forse è solo diventata molto vera.
Non più favola, ma specchio. Uno specchio in cui, come in certi camerini troppo illuminati, ci guardiamo e vediamo troppe rughe e una cellulite che non sapevamo di avere.
E no, non vogliamo che Carrie sia sempre accomodante, ispiratrice, leggera.
Vogliamo che sia libera anche di essere pesante. Di rispondere male. Di sbagliare casa, uomo, tempismo.
Vogliamo che discuta con Miranda per un banale yogurt perché è così che si misura l’intimità tra donne: non nella perfezione, ma nella convivenza dei piccoli disastri quotidiani.
Questa stagione non è per chi cerca l’evasione. È per chi vuole riconoscersi.
E noi, che da sempre cerchiamo bellezza nei dettagli imperfetti, non possiamo che dire: grazie, Carrie. Grazie per non voler più piacere a tutti.

