Con il cappotto aperto



A Padova è arrivato l’inverno. In dieci ore.

Dev’essere virato il vento, e l’aria, da umida, è diventata in breve tempo gelida. Davvero gelida.
Sono uscita dal supermercato con una busta pesantissima in una mano e con una cassa d’acqua nell’altra.

Sulla spalla la borsa che scivolava, in tasca il telefono che suonava, sull’asfalto le chiavi dell’auto che cadevano e io che cercavo, semplicemente, di chiudermi il cappotto perchè avevo freddo.

Sono accovacciata a terra e cerco di non appoggiare la spesa, di non disancorare la borsa dalla spalla, di non far smettere il telefono di suonare, di non perdere di vista le chiavi e di non lasciare che il freddo s’insinui ulteriormente, quando, in un attimo, una figura di ragazza, evanescente, entra ed esce dal mio campo visivo.

Leggiadra come una gazzella, corre, capelli sciolti, jeans scuri, scarpe di cuoio chiaro e una scia di profumo dietro.
Corre come se fosse in costume sulla spiaggia, ad agosto, a recuperare il suo cappello bianco volato via.
Corre, ma è già inverno, e sorride di un sorriso pazzesco, naturalissimo, del più bel sorriso del mondo.
Corre e si arena alla fine del viale, non sulla sabbia, ma addosso a due braccia spalancate che la accolgono e poi la sollevano, e poi la salutano, e poi le danzano attorno.

Voi ve lo ricordate com’era l’Amore a vent’anni?

L’Amore a vent’anni è come una giostra, che parte quando non te lo aspetti e ti fa girare la testa senza che tu nemmeno te ne accorga.
L’Amore a vent’anni è sbadato, è totalizzante, è ingenuo e maleducato.
L’Amore a vent’anni ti parte dallo stomaco, dai piedi, dalle narici e ti fa credere che tutto sia possibile, anche l’impossibile.

Ti fanno male i capelli, ti fanno male le gambe, ti fanno male i denti, per Amore, a vent’anni.
Ti dimentichi di mangiare, di studiare, di parlare, di ringraziare, per Amore, a vent’anni.
Ti viene sempre da ridere, da svegliarti, da pettinarti, per Amore, a vent’anni.

È a suo modo elegante, l’Amore a vent’anni, perchè ti distingue, ti elegge, ti rende diverso tra la gente.

A vent’Anni, il freddo non lo senti, le stagioni non le differenzi, il raffreddore non lo prendi e puoi correre, anche a fine ottobre, con il cappotto aperto. Aperto spalancato.



Immagini da:
Elle UK, Ottobre 2010
Amica, Ottobre 2010
Elle It, Ottobre 2010
Marie Claire, Settembre 2010

12 commenti su “Con il cappotto aperto”

  1. Ecco perchè cominciano a sentire l’inverno e tutte le mattine penso sia ora di aggiungere la maglietta della salute, sotto…
    Le tue parole sono una piccola poesia che mi riporta all’agosto delle mie cotte.
    Grazie

  2. Certo che è elegante, l’amore a vent’anni. O meglio: l’amore è sempre elegante, ma a vent’anni di più.

    (E poi non lo sopporto, non lo sopporto proprio che l’inverno a Padova sia arrivato più tardi che a Palermo).

  3. L’amore è così anche a quarant’anni, può farti soffrire e può spazzare via le tue certezze..quelle di vent’anni di esperienze che all’improvviso svaniscono con il vento freddo dell’inverno!
    😉

  4. Bello questo post 🙂
    Nella tua descrizione mi sono rivista. Odioso quando succedono tutte queste cose!! 😀

    Io preferisco l’amore (vs i 30) che quello dei 20 anni! Lo sto vivendo come non l’ho mai vissuto. E non è una storia nuova. E’ sempre il solito ragazzo 🙂

  5. Questo post mi ha fatta sognare, fluttuare e tornare all’amore dei miei vent’anni, ad una delle estati più belle della mia vita (di sicuro la più bella sino ad allora), a quando a girare tra le braccia di “quel” ragazzo ero io. Complimenti per come lo hai scritto (il post) e per le foto scelte. Ah se lo conosco il freddo di PD 😉
    Bacio

  6. Bello il tuo blog, grazie di essere passata! Io ho 30 anni ma l’amore ti assicuro che è bello anche a quest’età e genera sensazioni del tutto simili a quelle che hai descritto tu nel tuo post, buona giornta e buon halloween! A presto.

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