DaDa in Taverna: il fine dining di Milano tra design, tradizione e libera innovazione

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DaDa in Taverna è un insieme di luoghi, di atmosfere, di idee.

Due sillabe che, unite, compongono un suono nuovo che ti resta sulla punta della lingua come un sapore della memoria che arriva tra l’inaspettato, lo sconosciuto e il ritrovato.

DaDa in Taverna Milano nasce dalla creatività di due Chef, Giuseppe Davide La Grotteria e Paolo Anzil, che hanno trasformato la celebre taverna Moriggi, che ha accompagnato la storia di Milano per oltre un secolo, in un locale capace di coniugare ristorazione e mixology, design e tradizione, materie prime e porcellane, stravaganza ed eleganza.

Ci arrivi percorrendo un dedalo di viette bellissime, alle spalle del Castello Sforzesco, e ti accoglie da subito come un incontro perfetto tra mattoni a vista, richiami art decò, colori in nuance petrolio, marmi, graniti, legni, vetri.

Prima di entrare ti lasci affascinare da vetrate retro-chic e volte gotiche mentre, non appena varchi la soglia, sono i soffitti a cassettoni e la perfetta combo di luci materiche, colori e arredi a darti il benvenuto, insieme a cocktail homemade e a tanta anima da scoprire, sui tavoli e tutto attorno.

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DaDa in Taverna: l’idea di cucina di Paolo e Giuseppe Davide

Continuare la storia narrata negli anni precedenti con un nuovo tone of voice, nuovi intrecci e attraverso un racconto che usa una sintassi differente ma che da quella “classica” trae le sue origini: questo il nucleo della proposta del concept bistrot.

Se devo pensare a una definizione per DaDa in cucina, parto dall’idea del tradizional-popolare che diventa tradizional-sperimentale dove la creatività e le radici si fondono insieme alla cultura delle materie prime e all’arte dell’ospitalità locale e cosmopolita.

Il nome “DaDa” stesso richiama sì la corrente artistica d’avanguardia dei primi del ‘900, che aveva lo scopo di stravolgere le convenzioni vecchie e desuete proponendo qualcosa di innovativo, ma è stata anche la prima parola del figlio di Giuseppe Paolo, svelando così la volontà di un’intenzione di convivialità familiare.

Centrini ricamati a mano, complementi d’arredo vintage, altri rivisitati con palette colori di urban design assolutamente contemporaneo: qui il codificato e il possibile sono in perfetto equilibrio, padroni di casa di un’atmosfera magica proprio perché armoniosamente in antitesi.

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Il menù Manifesto di DaDa in Taverna Milano

Ho sperimentato il menu Manifesto, un susseguirsi di sinapsi gustative più che una successione di portate.

  • Animella in tempura, limone fermentato e capperi, emulsione di liquirizia
  • Come un carpione di anguilla, le cipolle del carpione
  • Finto raviolo di salsiccia di Bra, brodo di vitello e fumo
  • Riccioletta alla milanese, rucola liquida e salsa barbeque

Una degustazione dove spicca la capacità di scomporre le consistenze e i sapori consueti, meneghini e internazionali, per ricollocarli in un non-luogo intriso di personalità, curiosità, nuova intimità.

Un menu che palesa la volontà di non esserlo, di proporre un’alternanza di sapori da intendere come un’espressione comunicativa degli Chef, senza badare troppo alle regole classiche di successione delle portate ma più al contenuto delle stesse.

Eccellente anche la gestione della sala, con la cucina a vista che diventa un luogo vicino dentro un luogo più grande, quello dell’insieme, così come gli abbinamenti perfetti con vini provenienti da prestigiosi terroir italiani.

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DaDa in Taverna può essere scoperto e vissuta dal pranzo al dopocena, passando per un aperitivo a un exclusive dinner, come quello che ho sperimentato io.

Gli ambienti si prestano ad incontrare, inoltre, esigenze trasversali: il dehor è quasi una terrazza incastonata nello scrigno della Città, la sala lounge è il piano nobile del ristorante e l’antica taverna è uno spazio privato, da riservare per eventi, presentazioni, incontri business.

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