Vestirsi di giallo

Vestirsi di giallo: è nato prima l’uovo o la gallina?

Trattare il tema vestirsi di giallo per me è cosa assai strana. Io non so dirvi se è nato prima l’uovo sodo che ultimamente mangio alle 7.30 del mattino o certe bluse color zafferano che stanno invadendo il mio armadio e che sono la morte loro col sandalo senape chiaro, ma so che sono incastrata nel paradosso tipo quando uno si chiede se è nato prima l’uovo o la gallina.

Poi dicono che le persone non cambiano. Di punto in bianco.
Io ho cominciato a fare colazione con le uova. Non parlo di raffinate cose liquide alla coque, da portare al palato con cucchiaini da tè sottratti alla casa delle bambole della vicina, o al tegamino con il bacon che fa molto italiano in vacanza in Europa, in agosto. No, parlo di uova sode. Secche e senza un filo di condimento, che per buttarle giù ti serve respiro lungo, due dita di elemento liquido qualunque e un colpo secco di deglutizione che poi devi chiamare il parrucchiere.

È andata così, non posso farci niente.
La mattina mi alzo e faccio bollire un uovo. Mi solletica più della sfoglia francese che dicono ripiena di confiture d’abricots ma che in realtà ti torna così tanti singhiozzi al burro che il tuo personale concetto di marmellata subisce una crisi di identità. Più di pane e Nutella, che mi si spalma il gluteo di cellulite al primo morso, più dello yogurt, più di un bacio e basta che tanto io potrei vivere anche di solo amore.

Un po’ come il vestirsi di giallo, per spiegarla meglio. Se ognuno ha da sempre un colore che “quello addosso a me mai”, il mio era il giallo. Mi sbatte la faccia, perché non sta bene con la mia carnagione, e mi strazia la bile, perché troppo festaiolo e squillante, e io sono una più da toni pacati, respiro lungo e irritazione facile che da sfumature ocra-canarino-e-curry. E adesso che mi ritrovo con il ripiano del frigo pieno di gusci e quello dell’armadio macchiato di magliette, borsette e scarpette in tinta limone che mi urlano “vestirsi di giallo, vestirsi di giallo” non ho una spiegazione logica.

Continuo a non guardarmi allo specchio, perché mantengo salda la certezza che vestirsi di giallo ammazzi l’incarnato e stordisca l’umore, almeno il mio, esattamente come ho la consapevolezza che mi intrighi e che il mio sarà un autunno-inverno 2017 di sapori netti e affatto sfumati.

E io adesso non so dirvi se è nato prima l’uovo sodo delle 7.30 del mattino o certe bluse zafferano che sono la morte loro col sandalo senape chiaro, ma so che sono incastrata nel paradosso tipo quando uno si chiede se è nato prima l’uovo o la gallina.

immagine 1 – yellow vintage sandals
immagine 2 – Zara
immagine 3 – Max Mara
immagine 4 – Proenza Schouler bag

Vestirsi di giallo

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