Frutta cotta a merenda

Tutti la prendevano in giro Tania, perchè sua madre, invece della cioccolata calda, per merenda ci offriva sempre la frutta cotta. Ottima per la tosse catarrale, diceva lei, e noi, già perplessi finivamo per turarci il naso e mandarlo giù come se fosse una medicina. La casa di Tania era misteriosamente sfuggita al consumismo imperante, alla dittatura delle merendine industriali e dei succhi di frutta in tetrapack. Castagne, mele e ciliegie, bollivano per ore insieme a cannella e bacche d’anice rilasciando un odore sorprendete che accompagnava i miei pomeriggi di studio in compagnia della più brava della classe. Ma giacchè ciò che è diverso spesso genera sospetto, cominciò a diffondersi la voce che quell’infuso contenesse qualcosa che rendeva più intelligenti. “Ci mette dentro il fosforo” diceva Nino. Per questo dopo aver studiato con Tania, tutti proprio tutti prendevamo ottimi voti. Nessuno credeva realmente che quei decotti aromatici ci rendessero più intelligenti, ma nel dubbio chiedemmo alle nostre mamme di farsi svelare la misteriosa ricetta per preparacela a merenda. Oggi penso che la madre di Tania, insegnadoci ad apprezzare quei sapori antichi e liberandoci dall’omologazione del gusto, ci abbia resi in un certo senso, realmente più intelligenti.
Ho cercato diverse volte di riprodurre il sapore della frutta cotta di Tania, senza alcun successo. 
La ricetta che la sua mamma si rifiutò di svelare alle nostre, resta un segreto della famiglia Sepe.
La grafica è stata creata unicamente per questo post, se volete utilizzarla siete pregati di citarne la fonte.
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