Il vento che soffia tra Eva e Ady


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È un giovedì sera quando Eva arriva in casa Marina, lei pensa che le sarà aperta un porta invece le viene alzata una saracinesca con tutto il rumore di ferraglia che ne deriva e le lego che le segnano il percorso per giungere alla sua stanza come fossero i sassi di Pollicino, come se potesse esserci il rischio di perdersi in una casa che è poco più di una stanza. Casa Marina è la mia casa, la casa di Ady, 60mq di marzapane e mura tutte da disegnare. Non ci incontriamo per una fashion week e nemmeno per un appuntamento di lavoro, ma per il piacere di starcene tre giorni assieme da cena a colazione. Eva si muove come fosse campanellino, spargendo polvere magica tra la camera e la cucina. Eva che si asciuga i capelli, che addenta un cornetto a mezzogiorno, Eva che lava i piatti mentre mi consiglia cosa indossare, Eva che viene inghiottita nei camerini di uno store troppo affollato e che mangia “robe fritte” all’angolo di una strada. Eva che si materializza come la sorella piccola che non ho avuto, anzi è addiruttura meglio perchè nemmeno mi ruba i vestiti ma solo gli sguardi degli uomini che incrociamo. Una serata glam e una familiare. Un’insalata che sostituisce una pizza non certo per dieta ma per pigrizia. La ricerca di un parcheggio vicinissimo perchè le pump fanno già male. Un fiume di birra che non sembra nemmeno Napoli ma Monaco di Baviera, un lungomare spaventosamente ventoso, in una serata che sembra leggera ma che ti prende improvvisamente come una folata…e i tre giorni volano via come aria trattenuta dentro e poi espirata, se ne vanno via tutti d’un fiato.

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