Le borse di Poppy-borse fatte a mano




Quando mi fu affidato lo strano caso di Poppy ero solo una specializzanda in psichiatria. Poppy condivideva la sua stanza con una tale che a primo acchito mi sembrò ancora più strana di lei, Lady Crochet; la prima era dedita al cucito, l’altra al filato, arti ormai desuete nel nostro millennio. Si era ormai diffusa tra le donne del pianeta terra una strana religione “il culto delle borse”. A tutte le donne era fatto obbligo di andare in giro con una Vuitton, pena la perdita dei diritti civili. Poppy era stata scoperata a contrabbandare le sue borse ed era stata reclusa nel mio reparto. Il miglior modo per analizzarla era quello di trascorrere del tempo con lei e di osservarla, quindi mi finsi malata e fu aggiunto per me un terzo letto nella stanza di Poppy. A parte la musica degli Smashing Pumpkins che risuonava notte e giorno nella nostra camera e una certa tendenza alla demenzialità, il primo giorno non notai null’altro di strano. Poi, man mano che i giorni passavano e Poppy cominciò a fidarsi di me iniziai a notare delle turbe nel suo carattere, l’estro, per esempio, assolutamente vietato, veniva esibito senza ritegno, per non parlare della intemperanza e dello spirito di ribellione. Poppy continuava a cucire le sue borse noncurante del culto. Quando fummo veramente intime le chiesi perchè si ostinasse ad andare contro la religione imperante, tutte le donne sognavano una Vuitton,una Hermes, una Fendi, bastava accettare di indossarne una e ci avrebbero dimesse all’istante. Ma Poppy mi disse che tutte quelle borse di culto rappresentavano un sogno mentre le sue, Le borse di Poppy, non rappresentavano un sogno ne contenevavo uno, il sogno di ciscuna donna di essere diversa dalle altre. Poppy mi aveva convinta. Proggettai la fuga per lei e per Lady Crochet. Procurai alle mie amiche dei camici bianchi e durante la notte tentammo di evadere. Fummo fermate a pochi metri dalla libertà, la guardia ci aveva scoperte, a tracolla sopra il camice bianco avevamo una borsa di Poppy – borse fatte a mano.
photos: Le borse di Poppy

20 commenti su “Le borse di Poppy-borse fatte a mano”

  1. Un altro post da ricordare. So di gente che vive e dorme per le griffe… non vedono al di lá, come se camminare griffata dalla testa ai piedi fosse il massimo… lasciamoli pensare cosí.

  2. Contenta di leggere i risultati della tua ricerca sul caso Poppy: un romanzo, un tema da film!
    Una domanda sola: tutte le donne sognano di essere uniche? A me dà l’impressione che a tardi notte, fra le braccia dell’uomo amato, vogliono sentirsi dire: “sei unica. Staremo sempre insieme”, ma l’indomani, appena sveglie, tornano alle borse Vuitton, alla tv e al pronto a pensare e a consumare.

  3. …una volta ero all’aeroporto di Miami…c’era gente di tutti i tipi, di tutte le lingue, di tutti i colori, vestiti nella maniera più diversa l’una dall’altra…ma solo una si distingueva per un’inconfondibile italianità…aveva una borsa Luis Vuitton…mi avvicinai per una conferma….cavolo era proprio una mia amica!!! mi chiedo perchè perseverare ad infierire tanto sulle borse Louis Vuitton, esse che svolgono un ruolo sociale ormai determinante nelle nostre cominità, come faremmo ormai a distinguere un’italiana in mezzo a milioni di persone all’aeroporto di Miami, senza lo stendardo LV!? Direi che quest’aspetto non è assolutamente da sottovalutare…
    Ovviamente scherzo….inserirei nella lista anche la cinta Gucci e le magliette dei poveri criaturi conciati con le magliette burberry con lo scozzese tipico che fa capolino prepotentemente da ogni angolo…davvero osceno!!

  4. Omologarsi è facile, non richiede interpretazione, nè soggettività.
    Distinguersi ed essere in grado di farlo bene, sono ben altra storia.
    Una storia come questa, ad esempio. Baci a tutte.

  5. Borse che contengono un sogno …..
    che splendida frase ….. bellissima come queste borse speciali , uniche , colorate e piene di vita vera , non fittizia come un marchio che può scucirsi mmiiiiiiiaaaaaooooooo

  6. La mia amica Poppy (sì perchè anche se non l’ho mai vista di persona mi sembra di conoscerla da una vita…ah la rete, così virtuale ma in fondo così reale) per me è un mito. E’ una delle poche persone autentiche che io abbia mai conosciuto, proprio non ci riesce a non essere se stessa, non che ci provi eh, ma è fatta così, lei è talmente inzuppata della sua essenza che questa straripa e raggiunge inevitabilmente noi che ci troviamo al di qua o al di là, e non possiamo fare a meno di venire inondati da questi profumi e atmosfere fresche, pure, femminili, delicate, un po’ retrò ma allo stesso tempo modernissime perchè pur nelle linee e contenuti classici, nell’armonia delle proporzioni, delle forme e dei suoi inconfondibili fiori evergreen, lei si ostina ad andare controcorrente, fregandosene della mischia in cui si ritrova a remare, anzi non vedendola affatto, e travolgendola con tutta la sua forza. Una Vuitton? Per me è affondata, affossata dall’ignara e per questo ancor più vera e rivoluzionaria Poppy, che in tutto questo piattume rappresenta la vera novità, la vera rivoluzione. Un ritorno al cuore, alla semplicità, in un naturale e affascinante moto di empatia…
    Con stima, la tua socia nonchè amica Giada.

  7. son arrivata sul tuo blog direttamente da quello di poppy e…. mi son gustata il tuo post assolutamente delizioso e dolcissimo. Che bel ritratto le hai fatto!! brava!!!

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