Nord – Sud n. 2 – aperitivo vs caffè


Una rubrica di tradizioni a confronto, di usanze indossate, di folclore da ricucire, di viaggi con un solo stivale e a rotta di scollo tra sole e nebbia, pizza e fagioli, sandali e cappotti.
Diversità di vivere momenti di uguali giornate, quelle scandite, ad esempio, da un aperitivo al nord e da un caffè al sud.

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[one_half]L’aperitivo del nord

Tradizione non è di certo, se vogliamo rito modaiolo all’aperto. Per rispondere a chi accusa i veneti di eccessiva chiusura, le piazze medioevali del nord hanno spalancato il loro raggio di ospitalità, giocando sul colore e ammiccando con la socializzazione.

È l’aperitivo aranciato del pre-cena che, se fissato dal giorno prima, ci concede di spritzare, ops, sprizzare buonumore nelle ore lavorative dell’attesa, se invece deciso in corsa a metà pomeriggio, ci fa con sorpresa allungare la mano nel bagagliaio per sostituire al piede una spuntata da ufficio con un sandalo da più pretese.

Affatto sano, cura uno stato d’animo, parecchio ghiacciato, scalda un appuntamento di lavoro.
È alcolico, per settimane che vogliono alzare il grado di svago, ed è leggermente frizzante, per condotte troppo lisce, alla pari di abito arancione di cui mai si conosce l’altrui reazione se non nel momento della deglutizione.

Va calzato a sorsi, sobri ma decisi, e richiede taglio semplice eppure dichiarato.
In mescita con accessori verde oliva o dorati chips, fa girare qualche testa per curioso stupore di osservazione senza però causare pericolose perdite di controllo della situazione.[/one_half]

[one_half_last]Il caffè del sud

Mi sveglia ogni mattina senza mai giudicarmi, senza chiedermi perché senza eye liner i miei occhi non sono più così espressivi e mi scivola dolcemente sulla lingua, anche se non mi sono ancora lavata i denti.

È schietto, sfacciatamente intraprendete, è una passione che dura 5 minuti come tutte le più belle cose. Non ha bisogno di scenografiche illusioni perché a far fumo ci pensa già la tazza e perché lo sappiamo tutte che, anche chi ci promette infinito amore, può finire col piantarci in asso.

È geniale, come la tradizione tutta partenopea del “caffè sospeso”, pagato per il cliente successivo, perché con 80 centesimi puoi regalare un sorriso.

È naturale come certi marroni che indossi quasi istintivamente in un pomeriggio d’autunno. Sono terre bruciate, buttate addosso per caso che si intonano perfettamente a quegli incontri metropolitani. Un caffè al volo con qualcuno che non vedevi da tempo, va giù in un sorso, è amaro e bollente e ti resta sul palato un aroma che non andrà via così facilmente.
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