Oltrepò Pavese: 4 cantine nel territorio del vino a forma di grappolo

vini oltrepo pavese

In Oltrepò Pavese il vino sembra nascere naturalmente dal paesaggio. 

Colline morbide, vigne che si susseguono senza interruzione e piccoli borghi che raccontano una lunga tradizione agricola fanno di questa parte della Lombardia una delle aree vitivinicole più importanti del Nord Italia.

Sulla carta geografica è un’area immediatamente riconoscibile e quasi destinata: il territorio disegna la forma di un grappolo d’uva, con le vallate che si allungano verso gli Appennini proprio come gli acini. 

È la parte meridionale della provincia di Pavia, quella che si trova appunto oltre il Po, tra Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna.

Questo sistema di colline rappresenta una naturale transizione tra la pianura padana e l’Appennino ligure, con altitudini che variano mediamente tra i 200 e i 500 metri sul livello del mare.

I suoli sono particolarmente complessi e comprendono marne, calcari, arenarie e argille, una combinazione che favorisce vini con struttura, freschezza e componente minerale.

Il clima è continentale, con estati calde e inverni freddi, ma l’area beneficia anche dell’influenza delle correnti provenienti dal Mar Ligure attraverso le valli appenniniche, che contribuiscono a ventilazione ed escursioni termiche utili alla maturazione aromatica delle uve.

Oggi l’Oltrepò Pavese conta oltre 11.000 ettari di vigneto, rendendolo la più grande area vitivinicola della Lombardia.

Il Pinot Nero e l’identità del territorio

Tra i vitigni coltivati in queste colline, uno in particolare ha contribuito a definire l’identità contemporanea dell’Oltrepò Pavese: il Pinot Nero, uno dei miei vitigni del cuore per la sua eleganza sincera.

Con circa 3.000 ettari coltivati, l’Oltrepò Pavese rappresenta la più grande area di Pinot Nero in Italia e una delle più importanti in Europa al di fuori della Borgogna.

Proprio per questa presenza significativa, il territorio viene spesso considerato uno dei principali riferimenti italiani per questo vitigno, insieme ad alcune zone del Trentino e dell’Alto Adige, dove il Pinot Nero trova condizioni pedoclimatiche favorevoli.

Il Pinot Nero arrivò in Oltrepò Pavese nella seconda metà dell’Ottocento, quando alcuni proprietari terrieri e agronomi iniziarono a introdurre varietà francesi adatte alla produzione di vini di qualità e di spumanti. Il vitigno si dimostrò particolarmente adatto ai suoli calcareo-argillosi e alle escursioni termiche del territorio.

Nel tempo questa varietà ha trovato qui diverse interpretazioni enologiche.

La prima è il Pinot Nero vinificato in rosso, dove il vitigno esprime generalmente profumi di piccoli frutti rossi, note floreali e una struttura elegante.

La seconda riguarda la spumantistica Metodo Classico, oggi regolata dalla denominazione Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG, che prevede l’utilizzo prevalente o totale di Pinot Nero nella base spumante.

All’interno di questa tradizione nasce anche Cruasé, la tipologia rosé del Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese ottenuta da Pinot Nero vinificato in rosé, con breve macerazione sulle bucce, e rifermentato in bottiglia secondo il metodo classico

Il disciplinare ne prevede un affinamento minimo di 24 mesi sui lieviti prima della commercializzazione.

Sì, si può dire con buona base storica e scelte strategiche attuali che il Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese abbia davvero un’“anima francese” nello stile dei vini.

L’influenza francese si percepisce sia nei Pinot Nero vinificati in rosso, spesso giocati su eleganza, freschezza e profumi di piccoli frutti rossi, sia anche nella tradizione della spumantizzazione metodo classico, che richiama direttamente il modello dello Champagne.

Accanto al Pinot Nero, convivono anche altri vitigni che contribuiscono alla varietà del territorio, tra cui Croatina (base della Bonarda dell’Oltrepò), Barbera, Riesling Renano, Moscato e Chardonnay.

Eppure, nonostante numeri importanti e una lunga tradizione vitivinicola, l’Oltrepò Pavese resta ancora oggi un territorio del vino meno raccontato rispetto ad altre zone italiane più celebri.

È con questa sensazione che sono arrivata tra queste colline, per capire cosa succede davvero quando un territorio costruisce il proprio carattere tra vigne, silenzio e cantine che lavorano spesso lontano dai riflettori.

Ed è proprio visitando alcune cantine dell’Oltrepò Pavese che questo territorio inizia davvero a raccontarsi.

4 cantine in Oltrepò Pavese da visitare

Tenuta Mazzolino

A Corvino San Quirico, Tenuta Mazzolino è una delle aziende più conosciute dell’Oltrepò Pavese per il lavoro sul Pinot Nero e sullo Chardonnay.

Il luogo è incantato, ordinato, profondo e bellissimo e subito si respira aria di Bourgogne, ne avevo già parlato qualche anno fa qui.

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Tra le etichette più rappresentative della cantina che vorrei ricordare ci sono Terrazze e Terrazze Alte, due interpretazioni diverse dello stesso vitigno.

Terrazze è la versione più immediata del Pinot Nero aziendale, mentre Terrazze Alte nasce dalle vigne più alte della tenuta e affina circa 12 mesi in acciaio, sviluppando maggiore profondità e definizione aromatica. Un lampone che ti avvolge.

Poi Noir, la punta di diamante della produzione della Tenuta, la cui prima annata è stata il 1985. Corposo e intenso, è una delle più belle espressioni di Pinot Nero dell’Oltrepo Pavese e d’Italia che non può non riportare alla mente i grandi Pinot Francesi. Al naso rivela tutte le caratteristiche dei frutti di bosco rossi e maturi accompagnati da sottili sfumature speziate e boisé, al palato si impone per un ventaglio di sapori complessi e rari, che dal bosco estivo arrivano fino ai legni aromatici.

Quindi Cruasé, lo spumante rosé Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese ottenuto da Pinot Nero vinificato in rosé e rifermentato in bottiglia. Il vino del gesso, che si fa notare per la soffice cremosità dovuta alla lunga permanenza sui lieviti.

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Berté & Cordini

Berté & Cordini è una piccola realtà familiare che lavora con un approccio artigianale e fortemente legato al territorio. 

La produzione è focalizzata su numeri contenuti e su una vinificazione attenta, con l’obiettivo di valorizzare il Pinot Nero e le espressioni più identitarie dell’area, sia nei vini fermi sia nella spumantistica Metodo Classico.

Tra i vini degustati, Oblio è stato quello che mi ha colpito di più: un Metodo Classico a base Pinot Nero che resta almeno 72 mesi sui lieviti, un tempo lungo che lavora in sottrazione più che in aggiunta, costruendo complessità, profondità e una finezza molto definita nel bicchiere.

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Monsupello

A Torricella Verzate, Monsupello è una delle cantine storiche della spumantistica dell’Oltrepò Pavese.

Fondata negli anni Sessanta dalla famiglia Boatti, l’azienda ha costruito nel tempo una forte identità nella produzione di Metodo Classico a base Pinot Nero e Chardonnay, contribuendo in modo significativo alla reputazione del territorio in questo ambito.

Tra i vini che ho degustato segnalo Nature e la Cuvée Ca’ del Tava, che nasce da un assemblaggio di Pinot Nero e Chardonnay, anche di diverse annate, e affina almeno 70 mesi sui lieviti, sviluppando un profilo complesso ed evoluto, con grande finezza nel perlage e profondità aromatica.

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Nel corso degli anni, i vini di Monsupello hanno ottenuto importanti riconoscimenti dalla critica, tra cui segnalazioni e premi nella guida Gambero Rosso – Vini d’Italia, a conferma della qualità e della continuità produttiva della cantina.

La produzione si distingue per uno stile rigoroso e per l’attenzione ai tempi di affinamento, spesso lunghi, che permettono ai vini di sviluppare complessità, struttura e una notevole finezza del perlage.

Conte Vistarino

Altra realtà storica dell’Oltrepò Pavese, Conte Vistarino occupa un posto centrale nella definizione dell’identità del Pinot Nero nel territorio.

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Fu proprio la famiglia Vistarino a introdurre, nella seconda metà dell’Ottocento, le prime barbatelle di Pinot Nero provenienti dalla Borgogna, avviando una tradizione destinata a segnare profondamente la viticoltura locale. 

Ancora oggi l’azienda rappresenta un punto di riferimento per l’Oltrepò Pavese, in particolare per la valorizzazione del Pinot Nero e della spumantizzazione Metodo Classico.

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Tra i vini più rappresentativi della cantina ci sono Cépage e Saint Valier: il primo un Metodo Classico ottenuto da Pinot Nero e Chardonnay che affina circa 30 mesi sui lieviti, esprimendo eleganza e finezza; il secondo un Pinot Nero vinificato in bianco, che fermenta in acciaio e affina sulle fecce fini per alcuni mesi, restituendo un profilo fresco, preciso, giocato su note di frutta bianca e equilibrio acido.

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Chiudo scrivendo che, più che essere raccontato, l’Oltrepò Pavese va attraversato, tra colline e diverse interpretazioni, per scoprire come un vino di forte personalità non nasce solo da un vitigno, ma da un equilibrio sottile tra terra, tempo e intenzione.

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