Paillettes a colazione

 

Ne aveva viste di brune e di bionde, di cotte e di crude, vestite di nero oppure di bianco,
ed aveva compreso il loro mondo semplicemente allungando una tazzina dall’altro lato del banco.
Fare il barista al bar della stazione non era solo un lavoro manuale,
sociologia applicata, roba cerebrale.
Si vantava di poter comprendere ogni cosa di una donna adottando un suo personale teorema,
“considerando qual’è il suo aspetto e se il suo cornetto avrà o no la crema”.
Così poteva capire cosa si cela dietro un micro abitino e ad un caffè corretto di primo mattino.
La sua teoria valeva con chiunque ma non con quella donna vestita di paillettes alle 7 e zero cinque.
Nemmeno il suo ordine svelò il suo mistero,si era trincerata dietro un caffè nero.
Mai aveva visto prima d’allora paillettes a colazione, solo la sera tardi in qualche rara occasione.
Tutto il suo regno avrebbe dato per svelare il di lei pensiero,
fiumi di arabica, montagne di zucchero a velo;
solo per togliersi quel dubbio che lo stava tormentando,
se quella donna misteriosa fosse appena rientrata o stesse andando.
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