Pantone 116

Quando finalmente fu maturata la decisione di eliminare la carata da parati, che strato dopo strato aveva inspessito le pareti di alcuni millimetri, mio padre ci offrì la possibilità di scegliere il colore con cui tinteggiare le pareti della nostra stanza. Ci fu posta un’ unica condizione, che la decisione fosse presa all’unanimità entro la domenica sera, altrimenti egli stesso avrebbe scelto la tinta.
Non so bene se lasciare che tre bambini raggiungessero l’unità d’intenti denotasse un’enorme ingenuità o un ‘enorme furbizia. Noi bambini passammo il week end a votare, ogni tre ore, per alzata di mano, un  colore diverso del campionario che ci aveva lasciato il pittore. Nel tardo pomeriggio della domenica, fumata bianca, tre braccia alzate per un unico colore. Un giallo carico ed intenso, quasi ocra, quasi arancio, quasi taxi, quasi simpson.
Gialle, le nostre pareti sarebbero state gialle. Accorremmo da papà per comunicargli la decisione. Subito intuimmo un certo disappunto. “Gialle?!” ci disse  “…e gialle saranno”.
Il lunedì, al rientro da scuola trovammo le pareti della nostra stanza già perfettamente tinteggiate , ma in uno scialbo giallo paglierino. Quando chiedemmo spiegazioni a nostro padre lui tagliò corto dicendo che si trattava pur sempre di giallo. “Esistono gialli e gialli”, rimbrottò invece mio fratello, che aveva imparato a memoria la mazzetta dei colori.
Il pantone 116 restò un miraggio sbiadito in troppo bianco.
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