invHerno


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Amo l’inverno in ogni sua declinazione, fatta eccezione per il naso rosso e per il raffreddore.
Amo le folate di vento freddo che invadono la stanza quando apro una finestra, amo la brina di prima mattina, il giorno che si spegne d’improvviso, di buon ora, senza il minimo preavviso.
Amo addirittura l’auto ghiacciata di città, che cambia colore, che mi fa credere di essere sull’uscio di una baita o di poterla raggiungere a breve, giusto il tempo di domare il bianco che dorme sul parabrezza posteriore.

Mi piace sentire il caldo addosso mentre fuori gela, cercare un posto per le mani dentro le tasche del piumino, alitare dentro il collo della giacca come fanno i bambini.
Se ad avvolgermi, poi, c’è il calore adatto, quello costruito alla perfezione tra un taglio che non gonfia ma riempie e materiali tecnici e glam insieme, allora la stagione più fredda riesce a trasformarsi da periodo dell’anno a luogo in cui vivere, reso magico dalla bellezza delle situazioni.

Indossare un capo Herno è come portarsi dietro un rifugio, un posto accogliente dove abitare per le strade, come quando ci si ripara in auto durante una nevicata. Il freddo resta fuori e ci lasciamo riscaldare da una giacca e da un’atmosfera.
Cappe in cachemire che hanno la forma di un camino elegante, ampi colli che ricordano uno scialle arrotolato, giochi di maniche a tre quarti che donano agilità come se fossimo a casa anche lungo una via.

Il freddo bisogna imparare ad amarlo, non sconfiggerlo ma vezzeggiarlo, accoglierlo dentro una casa con un focolare acceso, non coprirlo ma vestirlo con un piumino Herno, capispalla di chi ama l’invHerno.

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