Sapori itineranti




Ti potrei dire che scruto gioia e poco affanno tra le dure pieghe e le marcate linee della tua mano destra, io, che lo stereotipo vuole che impari le arti divinatorie fin da bambina.

Ti potrei inebriare al tramonto con il profumo della mia pelle ambrata, babilonia di aromi selvatici, e i miei occhi profondi potrebbero condurti per le strade più amene, siano sentieri tatuati dal lontano passaggio berbero o vie immaginarie, violate dalla più carnale seduzione.

Con misteriosi unguenti e attraverso i miei morbidi palmi, liscerei la tua schiena violata dal sole, io che sola conosco i segreti delle erbe e delle piante medicinali, fattucchiera errante per le polveri del mondo.

Camminerei scalza e sensuale sui selciati cotti dal sole del giorno, io, nomade, che ho il vero sangue rosso sangue e che da sempre sento scorrermi nelle vene danza e movimento.

Lascerei la scia del tintinnio dei miei pendenti di cristallo e dei miei bracciali lucidi di oro giallo, suono incantatore, di sirena di terraferma, io, esotica, misteriosa e adescatrice, io Preciosa, io Carmen, io Esmeralda, io reincarnata eroina ottocentesca.

Sarò la tua femme fatale, la tua strega dagli zigomi alti, la molla del tuo istinto animale…

Dammi solo un biglietto aereo e una lunga gonna a ruota ricamata e ti ammalierò di quell’inquieta e calda ossessione che solo l’impeto di un sapore gitano potrà farti conoscere.



Immagini da:
Forums.thefashionspot.com
Inspiredbydahlface.blogspot.com
Quintessentially.com

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