Sottobanco

Sottobanco venivano spacciati bigliettini d’amore, passati di mano in mano, custodi di frasi sgrammaticate.
Sottobanco sarebbe stato anche il posto della cartella, se non fosse stata sempre così pesante e straripante, a causa del dizionario d’inglese, nei giorni del compito in classe, o delle agende ricolme di quei bigleittini d’amore, di ticket della metro usati, di biglietti del cinema all’aperto, quello dove avevamo trascorso le indimenticabili sere di un’estate fa.
Sottobanco è il modo in cui farò entrare la mia nuova cartella in casa mia, per non essere derisa da mio marito che inevitabilmente mi ricorderebbe che non ho più 12 anni.
Ho salutato con gioia il ritorno della borsa con le bretelle, che conterrà documenti e fascicoli che giungeranno in ufficio integri e non più spiegazzati come bigliettini d’amore.
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