Istruzioni per l’uso (il nostro)


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Avere scelto la stampa delle magliette che indossiamo o avere in armadio tutte le felpe personalizzate che vogliamo, più che dipendenza da shopping seriale, è un qualcosa di classificabile come atto di altruismo per chi ci sta vicino, dichiarazione sottile di intenti (o di stare attenti) e scelta tattica di sopravvivenza quotidiana (per gli altri). Insomma, un’istruzione per l’uso, un consiglio a maneggiarci con prudenza, indifferenza, benevolenza o un avvertimento a non trattarci proprio.

Ci sono i giorni, per esempio, che nessuno ci dovrebbe nemmeno avvicinare, che già è tanto se strisciamo dal letto al bagno e aprire bocca è fare sconosciuto. Proprio perché vestirsi è azione sociale opportuna, infiliamo allora una canotta con illustrazione, quasi un disegno per bambini che ancora non sanno leggere. Magari quella con il gatto nero simpatico ma incazzato, l’altra con stampata l’isola deserta o quella con la vignetta senza fumetto di cui ci sentiamo le protagoniste perché per prime siamo senza tante parole. Questi mattini io li chiamo “i mattini dell’umore che rimbalza” come fosse una palla sulla spiaggia di quella stessa isola deserta, e chi ci vede arrivare in ufficio così vestite il timbro del nostro buongiorno lo intuisce subito, gira alla larga o al massimo ci porta una ciotola di croccantini.

Al contrario, ci sono i dì che apriamo gli occhi ed è come se fossero le 7.30 del 25 dicembre, con i regali da scartare, la cioccolata da addensare e la neve da aspettare: c’è gioia inspiegabile nell’aria e dal ripiano dell’armadio sfiliamo capi con renne a inizio settembre o con citazioni frizzanti che elargiscono buonumore a chiunque ci incontri, dal compagno di sedile sul tram alla collega troppo seria alla quale regaliamo un po’ di zucchero pur non avendole mai offerto un caffè.

Con qualsiasi capo addosso possiamo raccontare senza dichiarare e concederci così il lusso di avere più tempo per ascoltare, fare omaggio a un poeta portando in giro una sua frase celebre, confessare a un uomo che ci piace guardarlo quando cucina per noi le patate al gratin di Jamie Oliver, ricordarci quanto abbiamo amato certe albe di campagna e, perché no, anche di passare in tintoria prima di cena.

Possiamo addirittura rivelare la nostra verve creativa quando la grafica la ideiamo noi, confessare il mai detto alla suocera, dialogare con il nostro stile più profondo, scegliere un accento, lasciarci dietro qualsiasi commento e rendere felice anche chi ha bisogno di un pretesto per guardarci una scollatura, e finge di leggere.

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