Uniforme


Sta intiepidendo la cena a fuoco lento quando lui le dice “La nostra storia è ormai una minestra riscaldata”. Il cucchiaio le cade di mano, annega nel purè. Vorrebbe dirgli “Anche questa cena è riscaldata perchè ti aspettavo due ore fa” ma tace.
Spegne la fiamma.
Tanto vale mangiarla fredda questa cena, sarebbe ugualmente indigesta.
Sotto il camice di cotone ha un corsetto di pizzo nero così stretto che le toglie il respiro, voleva essere il suo aperitivo, ma quello a quest’ora l’avrà già consumato.
Il bambino è in camera che dorme, aveva avuto l’accortezza di portarlo a letto prima che lui arrivasse, sapeva che c’era qualcosa di diverso, voleva recuperare.

Quando una donna comincia a frugare nelle tasche di suo marito, ciò che cerca non è un indizio ma una conferma. E le conferme erano arrivate in tandem, una fattura d’albergo, double room con colazione in camera, per due, impossibile negare.

Da quel momento ogni cosa era cambiata.

Lui si è seduto a tavola, ma non ha intenzione di cenare, ha ancora addosso la giacca della sua uniforme, quella che lo ha inchiodato. Si china su di lui e gli da un bacio sulla fronte che sa già di nostalgia.
“Mi rendi tutto più difficile”, le dice. Ma sembra che invece gli abbia reso tutto più facile perchè lui si alza e se ne va.
Ha chiuso la porta dietro le sue spalle per sempre.
Lei chiude dietro di se quella della stanza da bagno, dove tutto è sotto sopra, creme, trucchi, spazzole e le scelte scartate, tutta la biancheria che ha provato prima di decidersi per il corsetto. Che pena che si fa adesso, le scappa persino da ridere.

“Non c’è niente da fare, tornano sempre dalla moglie”.
Bisognerà solo trovare le parole per dirlo al bambino “C’è un altro zio che non rivedrai mai più”.
photos: Josh Olins

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