Bright Star: Romanticismo nel Terzo millennio



Questa sera voglio parlarvi di Jane. Di Jane Campion.

Potrei raccontarvi di lei attraverso tutta la sua filmografia, partendo da Lezioni di Piano, menzionandovi Sweetie e passando poi per Ritratto di Signora e Holy Smoke, ma ho deciso che voglio descriverla solamente attraverso il suo ultimo film, Bright Star.

Un film elegante, di charme e di finto costume che ben si posiziona, pertanto, all’interno del mio Blog.
L’opera è noleggiabile già in dvd e molti tra voi l’avranno forse già vista.

Bright Star non è un film qualunque.
Bright Star tratta degli ultimi anni della vita del poeta Jhon Keats, uno dei più grandi esponenti della poesia romantica inglese, e precisamente si concentra nei suoi ultimi anni di vita.
Keats è un poeta troppo legato all’eredità dei classici, che non riesce a lasciarsi ispirare da una poesia che non sia accademica, ampollosa e ridondante fino a quando non conosce, si innamora e si lascia ispirare dalla sua vicina di casa, Fanny Brawne.
Un amore impossibile, il loro, ostacolato da diverse realtà economiche, da forzata lontananza e, in ultimo, dalla prematura morte dello stesso autore.

Bright Star, però, non vuole parlare di un amore impossibile.
Bright Star, attraverso gli occhi e il sentire dell’eroina femminile che la Campion delinea, racconta della potenza, della conseguenza e dell’ispirazione di cui è capace questa passione, sentimento che Keats subisce, snaturando il suo fare poesia e arrivando a creare le opere che lo hanno consacrato ai posteri.

Fanny muove l’anima, distrae, vulnera e annebbia la mente.
Fanny non viene vissuta, carnalmente, ma è Amore Romantico, puro, che trova la sua massima espressione negli scambi epistolari e in un respiro immaginato e percepito attraverso una parete.

Fanny non capisce la poesia, ma ama la moda, ama i cappelli, i corsetti e il ricamo e per questo viene derisa da Mr. Brown, amico di Jhon.
Sì, Fanny è vanitosa, vanesia e imbellettata, ma è comunque in grado di solletticare e guidare la penna di Keats.
Femminista? Sì, moltissimo, enormemente, eccezionalmente femminista.
Il riscatto della figura femminile dell’Ottocento, un riscatto della considerazione della donna che può arrivare a toccare i giorni d’oggi, i giorni nostri.

La fotografia del film è imbarazzante, tanto è bella.
Campi di lavanda, soprabiti rossi tra alberi tenui e spogli, farfalle variopinte, vestiti del colore delle castagne tra le foglie secche dei primi giorni d’autunno.

Jane Campion è stata accusata di scivolare nella maniera, per questo, ma a mio avviso si tratta di una maniera voluta, di una ricerca consapevole di un preziosismo eccessivo, teatrale e country chic.

A voi, con cui condivido eleganza, immagini suadenti, cuscini ricamati e stati d’animo che sfociano nell’acquisto compulsivo di un paio di scarpe, dono lo spunto di guardare, amare e guardare ancora questa piccola opera romantica creata in epoca digitale.

Se la accoglierete la metà di quanto l’ho apprezzata io, non potrete restare impassibili al pianto lamentoso di Fanny, pianto canzone, pianto poesia che, a mio avviso, racchiude tutto il film.

…Non potrete non sollevare il vostro petto di almeno un sospiro, un piccolo, silenzioso sospiro.


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