Vestire alla marinara

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Non sapevo niente della notte e di quanto potesse essere buia, profonda, sconfinata. Non lo sapevo perché non avevo mai navigato eccetto che dentro le mie maglie a righe orizzontali.
Chiusa dentro scatoloni di cemento illuminati a giorno dalle luci al neon dei negozi sotto casa, distratta dalla prepotenza del giorno, pensavo che bastasse un caban per sentire la salsedine sulla pelle e nelle narici il sapore del mare.

Mi trovavo in uno di quei periodi della vita in cui ti affideresti a chiunque sembri in grado di poterti traghettare, tanto valeva dunque affidarsi al caso, al buon vento, allo sciabordio delle onde.

Giungere fino all’alba sarebbe stato già un gran traguardo.
La luce di un faro (o forse un abat jour) unica compagna di viaggio, la più adatta ad allentare la tensione emotiva tra me e la notte nel mio viaggio lungo un sogno.

Al mio risveglio l’espressione vestirsi alla marinara non avrebbe mai più avuto lo stessa accezione canzonatoria, avrei indossato t-shirt a righe maglioni infeltriti e gonne di tela con il rispetto che gli era dovuto.

Mi piacerebbe che per ogni capo che indossiamo distrattamente, qualche volta ci soffermassimo a pensare la storia che ha alle spalle, vestirsi sarebbe un bel modo per poter raccontare.

vestire alla marinara

Riferimenti immagini:
Gonna a righe trasversali Peter Jensen

Maglione a righe orizzontali Mango
Abito a righe nere Monky Rina
Camicia bianca Kenzo
Gonna ancore Valentino

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