5 vini italiani post Natale: cosa bere passate le feste per allietare la quotidianità

5 vini italiani

Il sommelier Luca Cristaldi, founder di Remuage, romano doc, partner di alcuni progetti food and wine di Ubique Chic e consulente di alcune tra le nostre serate alcoliche più brillanti e di qualità, oggi ci parla di 5 vini italiani da degustare a feste finite.

Già, perché – afferma Luca – siamo tutti bravi a consigliare dei vini per i giorni di festa – cosa ci vuole? Grandi etichette da abbinare a piatti succulenti della tradizione natalizia, ma a Natale archiviato, quando ci tocca tornare a lavorare e la sera ci aspetta un piatto di pasta al pomodoro, una fettina panata o della cicoria ripassata, cosa ci beviamo?

Luca Cristaldi

Per contro, è proprio in questi momenti che serve il vino giusto, capace di esaltare i piatti semplici delle nostre cene d’inverno e di allietare le serate dei giorni feriali qualunque senza lasciare che diventino mai qualsiasi.

Luca ha pensato di suggerire a tutti noi quei vini che non ti aspetti, che non conosci, che costano mediamente tra gli 8 e i 15 Euro e che possono rappresentare una piacevolissima scoperta.

5 vini italiani

5 vini italiani da degustare a feste finite raccontati dal Sommelier Luca Cristaldi

1. Trento Doc Cantina Conti D’Arco

Iniziamo con una bollicina, naturalmente. 

Siamo in Trentino e il vino che vi propongo è uno spumante metodo classico della denominazione Trento Doc

Il nome Conti D’Arco proviene dalla nobile famiglia proprietaria del castello medievale che, dalla rupe di Arco, domina le vigne della splendida conca tra il lago di Garda e le Dolomiti del Brenta.

La storia è quella del nobile casato dei Conti d’Arco, da sempre vicini ad altre famiglie illustri, come i Gonzaga, e spesso consiglieri di Imperatori: Nicolò fu poeta e umanista, Giorgio amante della musica e amico di Mozart. 

I vigneti si trovano nelle zone più vocate della regione e, tra le diverse produzioni, spiccano proprio i Talento Trento DOC, spumanti metodo classico trentini. 

Il Trento doc Brut Conti D’Arco è uno chardonnay in purezza che sosta 24 mesi sui lieviti. 

Fresco e minerale, con note agrumate e floreali, ben si abbina con gli antipasti di terra (salumi e formaggi poco stagionati) e con primi semplici a base di pesce o verdure. 

Costo: Euro 12-13 in enoteca.

2. Müller Thurgau Cantina Produttori Valle Isarco 2018

Ci spostiamo un po’ più a nord e saliamo in Alto Adige, precisamente nella Valle Isarco, dove le condizioni climatiche sono ideali per la coltivazione delle uve bianche. 

La Cantina Produttori Valle Isarco è una cooperativa di 135 soci, fondata nel 1961, che produce oggi 950 mila bottiglie di vino l’anno, soprattutto bianchi da uve tradizionali. 

La zona di produzione della Cantina, che si estende a nord fino a Novacella/Bressanone, comprende Chiusa/Sabiona e termina nella Valle Isarco meridionale, raggiunge altezze da 300 a 950 m con una grande varietà di condizioni geologiche e di terreni.  

I vigneti della Valle Isarco settentrionale sono prevalentemente di tipo Müller Thurgau, Kerner e Riesling.

Nella parte centrale della Valle si trovano invece Sylvaner, Gewürztraminer e Veltliner e, infine, a sud, Sauvignon, Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero e Schiava

Il Vino che vi voglio suggerire è il Müller Thurgau, nato da un incrocio di Riesling e Madeleine Royale e creato in Germania alla fine del XIX secolo dal botanico svizzero Hermann Muller (originario del cantone del Thurgau).

È un vitigno che predilige gli alti pendii, esposti a sud, e le forti escursioni termiche, che donano freschezza e profumi fruttati e floreali al vino. 

Ottimo con salmone, funghi, pesce alla griglia o al forno. 

Costo: Euro 11-12 in enoteca.

3. Torrette Superiore La Source 2017

Rimaniamo nel Nord Italia, ma ci spostiamo sul versante Ovest, nella piccola ma molto interessante Valle D’Aosta per parlare di viticultura eroica.

Questa viticultura contraddistingue alcuni vigneti in Italia le cui caratteristiche sono una pendenza di almeno il 30%, un’altitudine superiore ai 500 mt e sistemi viticoli su terrazzamenti o gradoni. 

Quindi, in poche parole, la viticoltura eroica è così definita quando praticata su territori particolarmente impervi, le cui condizioni di lavorazione sono estreme per ragioni legate al terreno, al clima o alla alla quota. 

La Source nasce nel 2003, è di proprietà della famiglia Celi-Cuc e Stefano Celi ne è l’anima. 

L’azienda ha un’estensione di circa 6,5 ettari investiti in vitigni internazionali (Syrah, Gamay, Müller Thuirgau, Shiraz e ARVINE), ma soprattutto sui vitigni autoctoni con prevalenza di Petit Rouge, ma anche Premetta, Vien de Nus, Fumin e Cornalin. 

I vigneti, in parte in proprietà e in parte in affitto, si trovano nelle migliori zone viticole della valle, dislocati nei comuni di Quart, Aosta, Sarre, Saint-Pierre, Aymavilles e Villeneuve.

Il Torrette Superiore La Source è composto da Petit Rouge all’85%, Fumin 10% e altri vitigni a bacca rossa per il 5%. 

Il vino fa un passaggio in botte per 7/8 mesi e termina l’affinamento con alcuni mesi di riposo in bottiglia. 

Al naso si percepiscono note di frutta rossa matura, di rose, di fiori freschi e di spezie dolci. 

Il tannino è morbido e integrato e il vino risulta piacevole ed elegante. 

Lo abbino per voi a dei semplici gnocchi con la fontina, ma anche a una bella polenta con salsicce o sempre con il formaggio. 

Costo: Euro 15-16 in enoteca.

4. Morellino di Scanzano Mentore Fattoria Mantellassi 2018

Finalmente scendiamo verso il centro e ci fermiamo in Toscana, regno del Sangiovese. 

Chiamatelo Sangiovese, Sangioveto, Sangiovese grosso, Morellino, Prugnolo Gentile… sempre di Sangiovese si tratta! 

Un vitigno complesso, unico, un po’ selvaggio e un po’ no. A volte austero, a volte diretto. Longevo e prepotente. 

Un vitigno a bacca rossa che ci ha reso famosi nel mondo e attraverso il quale esprimiamo una qualità e un’eccellenza invidiate da tutti.

In quale parte della Toscana ci troviamo? 

All’interno del Parco della Maremma, tra Scanzano e Magliano, e la cantina è Fattoria Mantellassi. 

La famiglia, da sempre vignaiola, si trasferì da Pistoia a Magliano nel 1860 ma solo nel 1969 iniziò l’impianto dei primi 4 ettari di vigneto. 

Oggi se ne contano circa 100, molti dei quali votati a Sangiovese, ma anche destinati agli altri vitigni tipici della zona (Alicante, Cabernet Sauvignon, Merlot, Canaiolo Nero, Malvasia Nera, Ciliegiolo). 

Una nota importante da sottolineare è come l’azienda abbia contribuito in modo determinante alla costituzione della Denominazione di Origine Controllata del Morellino di Scansano, avvenuta nel 1978, e ne sia considerata una delle più prestigiose aziende produttrici. 

Il vino che vi propongo si chiama Mentore ed è un blend di Sangiovese all’85%, Cabernet Sauvignon al 10% e Ciliegiolo al 5% . 

Il vino non fa affinamento in legno, ma solo in acciaio. 

La piacevolezza al naso è immediata, con sentori di ciliegia, di visciole e di spezie dolci. 

Scivola in bocca con eleganza e personalità, arricchite da un tannino ben integrato e assolutamente gradevole. 

Potete abbinarlo a una zuppa toscana o a della carne grigliata o al forno. 

Costo: Euro 7-8 in enoteca.

5. Moscato d’Asti Saracco

Ultimo vino, un vino dolce.

Si torna al nord Italia, precisamente in Piemonte, dove degustare un ottimo Moscato d’Asti

Il Moscato d’Asti docg è il Moscato più famoso del nostro Paese e uno dei prodotti più caratteristici della vitivinicoltura piemontese. 

È dolce ma non stucchevole, ha un aroma inimitabile e un sapore delicato e intenso.  

È uno dei 4 vitigni aromatici (gli altri sono il Gewurztraminer, la Malvasia e il Brachetto) e ha un grado alcolico molto basso (tra i 5 e i 7%).

Sto parlando di uno dei pochi vitigni che la Francia ci invidia, non avendone di simili. 

A livello produttivo, pur non essendo uno spumante, mantiene una vivacità che lo rende inconfondibile.

L’azienda che proponiamo si chiama Saracco, famiglia di vignaioli che, a partire dal 1900, grazie al fondatore Luigi Saracco, inizia a valorizzare l’aromaticità del Moscato. 

Sotto la conduzione del figlio Giovanni, l’azienda cresce con l’acquisto di nuovi vigneti e la produzione di uva aumenta. 

Il vino viene prima venduto ai produttori di Asti Spumante e successivamente imbottigliato con la propria etichetta (1988). 

Oggi l’azienda di Castiglione Tinella, ha 50 ettari di proprietà.

Il vino che abbiamo scelto è naturalmente a base di Moscato di Canelli al 100%. 

Dal punto di vista olfattivo è evidentemente aromatico, con note di fiori d’arancio, pesca e timo. 

Dal punto di vista gustativo è dolce, elegante, intenso e persistente. 

Ottimo con pasticceria secca, torte, crostate di frutta. 

Costo: Euro 10 in enoteca.

5 vini italiani da degustare dopo le Feste di dicembre, ma non solo a gennaio!

Luca Cristaldi

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