Bellavista: storia e degustazione del celebre Brut Alma Gran Cuvée

Per raccontarmi il Bellavista Brut Alma Gran Cuvée, il sommelier Luca Cristaldi ha scelto di incastonare questo vino d’eccellenza a partire dal suo metodo di produzione.

Bellavista: il Franciacorta è un vino spumante

Ci troviamo in Lombardia, nell’area sottostante al Lago di Iseo, a Sud, in provincia di Brescia, dove a partire dal 1961 inizia l’avventura di produzione di grandi vini spumanti, vale a dire della spumantistica italiana.

Vini Franciacorta: un po’ si vuole replicare quello che è il modello francese degli champagne.

Quando parliamo di spumanti la caratteristica principale è quella della presenza delle bollicine, dell’anidride carbonica. Come è possibile ci sia anidride carbonica nel vino?

Che cos’è il metodo classico o processo di spumantizzazione

Certamente la CO2 non viene inserita, ma è un processo particolare, quello che i francesi chiamano metodo champenoise e che noi chiamiamo metodo classico o tradizionale.

Il metodo classico prevede una seconda fermentazione del vino che, in questo caso, avviene direttamente all’interno della bottiglia.

Quindi, si parte dal vino fermo e fatto, perché tutto il processo di vinificazione è avvenuto.

Si mette il vino in bottiglia e nuovamente si vanno a inserire lievito e zucchero, per far partire la seconda fermentazione.

Il processo di fermentazione produce sempre l’anidride carbonica, i lieviti mangiano gli zuccheri e li trasformano in alcol, ma si produce anche anidride carbonica.

In questo caso, però, la bottiglia sarà tappata e non si permette all’anidride carbonica di uscire.

La cosa interessante di questo processo è che quando i lieviti hanno finito di attaccare gli zuccheri, e la seconda fermentazione è terminata, questi lieviti finiscono sì la loro azione ma continuano a rilasciare sostanze olfattive e gustative.

Il vino viene messo a riposare con questi lieviti che si poggiamo sul fondo continuando a dare caratteristiche odorose e gustative assolutamente uniche e interessanti.

C’è da dire che i lieviti vengono lasciati agire per molto tempo, per 24 o 36 mesi, ma anche per 5 o 6 anni.

Se si tratta dei grandi spumanti, chiamati Le Riserve, i vini rimangono a riposare con i lieviti fermi fino a 10, 11, anche 12 anni.

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Il processo della Vedova Clicquot per rimuovere i lieviti

Quando si decide di mettere in commercio lo spumante, è necessario togliere i lieviti che sono rimasti dentro la bottiglia.

Attraverso un processo che inventò la vedova (“veuve”) Clicquot, le bottiglie vengono inclinate e via via scosse affinché tutti i lieviti vadano verso il collo della bottiglia.

Questo sistema, detto del remuage sur pupitres, consente di purificare il vino dalla feccia.

Quindi, attraverso un sistema di congelamento del collo, detto sboccatura, la pressione atmosferica che si trova all’interno della bottiglia, circa sei atmosfere, espelle il collo dei lieviti e il prodotto resta pulito.

A questo punto, è necessario rabboccare, inserire la liqueur d’expedition, attraverso la quale si aggiunge un po’ di zucchero per rendere particolare lo spumante.

Bellavista Alma Gran Cuvèe e una delle Maison più importanti del bresciano.

La storia di questa cantina inizia negli anni ’70 quando il fondatore, Vittorio Moretti, decide di comprare una serie di terreni intorno a Erbusco, uno dei Comuni della Franciacorta, per provare a dar vita a uno spumante in grado di confrontarsi con i grandi Champagne.

Moretti chiama il giovane enologo Mattia Vezzola che inizia a dar vita a uno stile tutto suo che poi diventerà celebre come Stile Bellavista.

Bellavista prende il nome proprio dalla collina in cui sorge la cantina, da dove si può godere di un panorama incantevole che spazia su tutto il Lago d’Iseo, verso la Pianura Padana e fino alle Alpi.

Sono più di cento gli appezzamenti sparsi su tutto il territorio della Franciacorta della cantina Bellavista.

Una varietà geologica, di terreno e di climi e terroir che di certo sancisce il successo di questa Maison del vino italiano.

bellavista abbinamenti

La degustazione del Bellavista

L’esame organolettico, che prevede sempre i tre step di carattere visivo, olfattivo e gustativo.

Alla vista, la prima cosa da valutare in uno spumante è il perlage (o effervescenza), cioè come le bollicine salgono: più sono fini, numerose e persistenti, più il prodotto è di grande qualità, come quello in esame ora.

Il colore è giallo paglierino con dei riflessi verdognoli.

Al naso, il Bellavista Alma Gran Cuvèe suscita un impatto olfattivo molto delicato, piacevole ed elegante.

Le sfumature che abbraccia sono sicuramente quelle della frutta dolce e matura, ma richiama anche sensazioni un po’ agrumate, miste a freschezza, sapidità e mineralità amalgamate ad accenni di carattere vegetale e pasticceria, come la vaniglia.

In bocca è avvincente, quasi croccante, e le componenti di freschezza, cioè acidità e mineralità, si compensano con una buona avvolgenza e una buona morbidità del vino.

Tutte le note che abbiamo percepito a livello olfattivo, soprattutto quelle fruttate, nel ritorno gusto-olfattivo, vale a dire quando deglutiamo, tornano con grande sentore.

È un finale molto lungo ma equilibrato ed armonioso, una bella persistenza che rende il Bellavista interessante e coinvolgente.

Da che uve è composto il Bellavista?

È fatto dal 88% di Chardonnay, 11% di Pinot nero e ha un tocco dell’1% di Pinot bianco ed è un vino che rimane 36 mesi a riposare con i lieviti.

Bellavista: gli abbinamenti a tavola

Fresco e sapido, a tavola compensa le note di tendenza dolce, come quelle individuabili un plateau di scampi crudi, con le quali creerà un abbinamento armonico.

Il passo avanti da fare quando si ha in mano un prodotto come un Bellavista Brut Alma Gran Cuvée è uscire dalle logiche che gli spumanti sono dei prodotti da entrées, cultura che per fortuna si sta sempre di più diffondendo.

I vini Franciacorta possono davvero andare a tutto pasto, perché sostengono benissimo dei primi a base di pesce ma anche a base di verdure.

Allo stesso modo, ben si abbinano con dei secondi di pesce e possono andare molto d’accordo anche con delle carni bianche.

A parte quelli che possono essere i grandi brasati, tendenzialmente sono vini duttili da accordare con fantasia.

Se, come nella degustazione di oggi, abbiamo a disposizione un brut, non dovremmo invece essere mai abbinarlo a un dolce.

A un dessert è opportuno sempre raccordare un vino dolce, passito, o moscato, ma mai uno spumante brut.

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