Dell’incoerenza e delle mezze stagioni

mezze stagioni
A chi vi dice che non esistono più le mezze stagioni consigliate di lasciare a casa la giacca di pelle e di uscire alle sette di mattina, se il cielo è terso, senza ombrello.

Se le mezze stagioni non esistessero non esisterebbero più nemmeno le indecisioni, si starebbe già sbracciati e al banco gelati non si avrebbe alcuna esitazione tra stracciatella e lampone, non si sfoltirebbero i petali delle margherite, e i trolley da week end diventerebbero tutti borsoni, quelli in pelle un po’consunti agli angoli, con dentro due mutande una camicia bianca ed un pantalone.

Invece esistono, come esistono le rotonde con 5 uscite, il centro città indicato in due opposte direzioni, i semafori arancioni, le titubanze, le calze 50 denari con le gonne di lino, le t-shirt sotto al piumino, i maxi cardigan con gli hot pants, i pantaloni bianchi e le giacche di tweed, i kaftani con i trench a quadroni.

E in fondo questo cielo che si annuvola alle sei si sposa bene con gli animi incerti, con i mutamenti repentini di umore, con chi davvero conosce tutte le sfumature della parola amore. Si confonde con i ribelli, con i sognatori, con chi a quarant’anni passa il bianchetto sulle righe dispari del suo passato, perché se la coerenza è un pregio, per l’incoerenza occorre il coraggio.
Mischiare la lana col cotone, e per andare in centro svoltare sempre in direzione “Stazione”.

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