Il ratto delle conserve






“Ah, com’è brutto avanzare con l’età e dimenticare le cose”, ripete spessissimo la Nonna.
“Ogni anno, a fine agosto, acquisto quantità esagerate di vasi e vasetti prima dell’annuale conserva di pomodoro per figli e nipoti e, puntualmente, a fine inverno, mi trovo provvista soltanto di centinaia di coperchi”, continua subito dopo, scuotendo il capo.
Nonna, la tua conserva è buonissima. La più buona del mondo. Ci svezza durante i mesi freddi e bui, ci inebria dei profumi intensi del basilico e ci vizia il palato con il sapore zuccherino dei pomodori che scegli.

Ma, cara Nonna, se la conserva è deliziosa, sono i vasetti di vetro trasparente che generano, ahimè, la vera e propria dipendenza.

Non riesco a disfarmene.
Non riesco a staccarmene.
Non riesco proprio a liberarmene.

Capita che ne riempia uno d’acqua e che ci adagi un tulipano, che ci collochi dentro una candela bianca, che ci infili il filo di perle o i ciocolatini di mandorle e gianduia.

Quello più tondeggiante, dello scorso settembre, custodisce la sabbia bianca della spiaggia di quel lontano viaggio, lo smilzo del 2008 è diventato un porta elastici mentre quello alto e senza scritte è in cucina, a tenere uniti i mestoli di legno.

Cara Inconsapevole Nonna Pusher,

il mio comportamento è imperdonabile e la tua mente non è affatto labile!
Mi pento, mi dolgo, mi mordicchio il labbro inferiore e ogni tanto, per alleggerirmi la coscienza, ti dono un piccolo fiore.

Sono assuefatta, drogata e dipendente, per questo non riesco a non essere una nipote che non mente!





Immagini da:
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