Io sono vanità




Vanità, io sono vanità. Sono bellezza e fragilità. Caducità e fascino. Mi nutro della luce del sole e di sguardi d’ammirazione. Io sono Abito. Io sono Fiore.

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22 commenti su “Io sono vanità”

  1. GISELLE
    Il colore rosso del suo vestito è rubato ad un papavero come pure la forma a campanella della corta gonna sotto cui spuntano esili gambe d’adolecente.
    E’ estate e Giselle corre a piedi nudi lungo la battigia.
    Il mare e il cielo sono tavole uniformi nell’azzurro pallido dell’alba e il sole, che non è ancora del tutto spuntato, si mostra come un riverbero tenue al di là della riga del mare.
    E’ un estate sottile, questa di Giselle, la stagione in cui ha scoperto l’amore, e così dorme poco, sonni brevi che naufragano in precoci risvegli, per questo è così mattiniera, insegue le onde ed i sogni.
    L’abito color papavero spicca nitido sullo sfondo ancora scolorito di quell’alba estiva, simile ad un ombrellino capovolto e ruzzolante sulla sabbia ferma, soffiato da una brezza invisibile ed entusiastica.

    Carissima Ady, questo post l’ho trovato stupendo per le immagini (su tutte, quelle in giallo, una meraviglia in cui perdersi)e per la tua ammirevole capacità di costruire un racconto sia pur con brevi, coincise annotazioni, come in questo caso.
    Brava davvero.
    Marilena
    (Dedico questo raccontino a te, bella signora, e a questo tuo seducente blog: un tocco di rosso tra i fucsia e i madreperla e quello splendido, splendido giallo)

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