Posata e brillante

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Sono posata, ma comunque brillante, sono quella che, se ti invita a cena, ti accoglierà con grembiule prêt-à-porter e ad un solo passante.
Ricamato sui bordi o con merletto centrale, le più portate servite a tavola saranno solo una scusa per l’andirivieni in cui poterlo sfoggiare. Celebrerai a gran voce amalgamati risotti e sguardi di branzini perfettamente cotti, ma ti chiederai, stupito e senza fiatare, come io possa aver coltelli così lucidi e contemporaneamente mille argomenti da inforcare.

Sono posata, e di certo brillante, sono quella che, mentre sgrassa pentole in tua compagnia, scarica mail dal telefono nella pettorina vichy, cui per educazione avrò silenziato la suoneria. Scarpiera e cassetto sotto la dispensa fanno a gara per chi ospita più esemplari, d’inverno voglio i miei abiti da cucina con lacci di cuoio che, legati ad asola, cadano dietro lisci e pari.

Sono posata, al ristorante ancor più brillante, mi siedo a tavola con tatto, è raro che un buon menu io non trovi accattivante. Non con asole di grezzo cotone al collo, ma con scollature raffinate a lui sotto mi vedrai sulla sedia dondolare, sempre tagliente nei contenuti, toni più asciutti ti troverai però a dover apprezzare.

Cosa non ti ho raccontato? Ah, sì… vino e non detersivo sorseggio, ne reggo l’effetto e con il freddo lo gradisco barricato… tendo a berne più d’un tipo per mettere etichette a confronto, tienilo a mente se, anziché lavare i piatti, reputi più adeguato semplicemente pagare il conto.

Immagini da:
Crush cul de sac
Pretty Stuff

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