Richia-mare

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Quelli che non ci vivono in mezzo, ma lo abitano dentro, con il tempo imparano a non salutarlo più alla partenza perché tanto già lo sanno che, seppure a distanza, ci annegheranno comunque ogni loro stagionale sentire.

Sono più o meno quelli che lo incorniciano di legno in soggiorno, lo chiudono patinato tra le pagine dei libri, con le onde sugli angoli, oppure lo ospitano sul comodino, con le fattezze di piccola conchiglia arrivata fin lì dalla battigia, via dogana distratta.

Se presti attenzione, puoi riconoscerli anche per la strada, in un negozio, al supermercato, mentre definiscono “sabbia” un cappotto beige o annunciano che in serata friggeranno sarde e non che mangeranno pesce.

Hanno completi blu oltremare, orecchini di corallo e gonne scelte per spumeggiare sulla rena incrostata di una piazza.
Adagiano collane di perle in gusci di capasanta, sottratti prima di essere passati a fiamma viva con spicchio d’aglio e Grand Marnier, ed imitano la trasparenza di un fondale giocando con l’ambiguità di un tessuto sullo sfondo.

È la gente di mare che vive in città, quella per cui richiamare vuole dire anche evocare e non solo appellare due volte.

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Immagini da:
Crêpes suzette & a camera [oh Suze q]
Dustjacket attic
Let.me.see

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